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A PROPOSITO DI CLUB...
di Dario Sironi
Tutti sappiamo che nell’ambito di una stessa Associazione ornitologica di allevatori convivono, uniti da un comune interesse, differenti realtà che spaziano sull'intero universo ornitologico. Al pari sappiamo come sia cosa ben diversa allevare psittacidi piuttosto che canarini, estrildidi piuttosto che silvani tanto per tecnica di allevamento (comprendendo in tale termine il tipo di alimentazione, qualità di attrezzature, periodi e fasi annuali di cova) che per metodologia di selezione, ovviamente finalizzati all'ottenimento di idonee caratteristiche espositive; gli interessi si fanno sempre più specifici dando origine a gruppi di estimatori uniti, appunto, da comuni interessi sulla singola specie allevata. La conferma di quanto sopra affermato la si può per esempio verificare frequentando la nostra Sede Sociale nella sera di apertura, quando, ad ogni tavolo corrisponde una diversa specie allevata che forma oggetto di discussione .
Lo scambio di informazioni fra allevatori della stessa specie è tanto più efficace quanto maggiore risulta il loro numero, ma avviene sovente che all'interno di una sola Associazione questo non sia sufficientemente elevato da garantire la possibilità di ampliare le proprie conoscenze individuali.
Tutto questo per arrivare a dimostrare la necessità dei Clubs di specializzazione, che negli ultimi anni sono proliferati in forma quasi esponenziale su tutto il territorio nazionale. Per cronaca si possono attualmente contare, nell'ambito e su riconoscimento della stessa F.O.I., ben ventidue di queste realtà.
Da qualche anno, stimolato dal fatto di effettuare il corso giudici e quindi di voler conoscere al meglio le caratteristiche di tutte le lazze inglesi, ho avuto la presunzione di voler allevare buona parte di esse e posso tranquillamente confermare l'impossibilità di applicare la stessa tecnica di allevamento a tutte; riconosco pertanto quanto sempre affermato dai fautori della specializzazione sulla impossibilità pratica di poter ottenere buoni risultati se non allevando due o tre specie al massimo.
Al di là della lettura di qualche buon testo dal quale riusciamo a trarre informazioni di carattere generale, è l'esperienza individuale maturata nell'allevare che insegna il giusto modo di operare. Ora, se più esperienze sullo stesso argomento trovano la possibilità di confrontarsi e lo spazio di esprimersi, ecco che si può arrivare con maggior facilità a quella divulgazione del sapere indispensabile per fissare in tempi brevi le tappe di riferimento alla nuova ricerca. E proprio perché uno dei fattori necessari a crearsi esperienza è il fattore tempo, pensiamo a quanto ne potremmo risparmiare avendo la possibilità di accedere a informazioni già acquisite.
Ecco perché ritengo di poter individuare nel Club di Specializzazione lo strumento idoneo al raggiungimento di tale obiettivo.
Mi permetto di raccontare un fatto personale che non solo conferma quanto già espresso, ma introduce un altro argomento alquanto interessante e fondamentale. Da anni sono stato amico di un bravissimo allevatore che da qualche mese ci ha improvvisamente lasciati e che mi permetto di citare: Bruno Sangiorgio, che rimarrà per sempre nella mia memoria ed in quella di molti altri amici allevatori.
Era uno specialista di Border e Fife che allevava da parecchi anni; frequentavo il suo laboratorio e non sono mai riuscito a capire come lo stesso soggetto che avevo visto in allevamento solo cinque giorni prima della mostra e che poteva essere giudicato mediocre, in esposizione diventava ottimo. Il motivo è sicuramente riconducibile alla toilettatura a cui Bruno sottoponeva i soggetti qualche giorno prima della manifestazione e della cui tecnica era un esperto conoscitore, operazione questa di particolare importanza per queste due razze ma che noi allevatori italiani poco conosciamo e quindi poco applichiamo. L'improvvisa scomparsa dell'amico Bruno ha così prodotto l'impossibilità di poter tramandare ad altri la propria esperienza specifica sull'argomento e su tanti altri aspetti a lui solo noti.
Tanto ho raccontato per dimostrare la necessità che tutte queste esperienze vengano in qualche modo tramandate in forma scritta; chi meglio di un Club può, non solo raccogliere, ma anche fissare in un testo ed archiviare tali esperienze magari proprio utilizzando il proprio notiziario come strumento anche di divulgazione? All'amico Bruno non importerà più di svelare i suoi segreti ma si sentirà sicuramente orgoglioso di essere stato citato.
Personalmente sono entrato a far parte di Clubs da qualche anno e spero vivamente di aver la capacità di apportare un piccolo contributo al loro sviluppo. Ma, se volete, una piccola critica, o meglio autocritica, mi sento di muovere ai Clubs in generale, e cioè una mancanza di collegamento fra la base ed i vertici e forse anche fra gli stessi appartenenti. Poiché un Club copre generalmente tutto il territorio nazionale e poche sono le occasioni di incontro, potrebbe essere favorevolmente accolta una proposta recentemente avanzata di istituire presso le maggiori Associazioni di ogni singola regione, ma anche territorio, una segreteria staccata del Club con appunto il compito di creare un collegamento più diretto con la Sede ma anche di organizzare, in collaborazione con la stessa Associazione di appartenenza, delle manifestazioni specialistiche a livello territoriale inserite nelle normali mostre Ornitologiche. Una simile esperienza viene da anni attuata dalla A.O.B. di Bologna con ottimi risultati e posso in questa occasione comuni-care che anche a Monza, nell'annuale manifestazione organizzata per il mese di ottobre p.v. verrà ospitata una rassegna del Lizard e del Lancashire.
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