L'Informatore Alato

Novembre 2003, gli Articoli on WEB:


L’AFFAIRE AMIENS:
i fatti, gli sviluppi, la conclusione

Visti da Giuliano Motta

Dopo tante supposizioni, ironiche e non, finalmente posso descrivere con il supporto dei fatti e dei documenti, la mia realtà sul caso Amiens. Una vicenda che tanto ha fatto soffrire i partecipanti ed in particolare l'immagine della nostra Federazione.
Per la verità sarebbe bene non parlarne più e considerare la conclusione una pietra tombale sul caso. Purtroppo non è così! Quanto è successo avrà un seguito nei rapporti generali e nei comportamenti futuri. Ritengo quindi doverosa una descrizione completa dello svolgimento dei fatti per la futura memoria e per la conoscenza di quanto avvenuto, soprattutto considerato che fino ad oggi abbiamo ascoltato una sola versione pesantemente coinvolta.
La mia immediata reazione su quanto successo è mancata per l'imposizione di tre fondamentali motivi:
  • Non aggravare la situazione in atto fra F.O.I.-C.O.M., visto che ricopro la carica di Segretario Generale C.O.M.
  • Non aggravare la posizione italiana nel contenzioso che poteva indebolire la F.O.I. contro l'U.O.F. Francia.
  • L'attaccamento che nutro verso gli interessi del sistema F.O.I.
Mi proponevo d'informare l'Assemblea Generale delle Associazioni per valutare la situazione e proporre l'eventuale soluzione. Ma questo non è stato possibile e non per mia volontà!
In seguito ho preferito concentrare la mia collaborazione sul caso nell'ambito delle competenze della mia carica in C.O.M. e nel rispetto dello spirito statutario della Confederazione.

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Come è noto a tutti la Federazione è strutturata da Commissioni di lavoro responsabili delle varie attività.
Per l'attività in esame esisteva l'apposita Commissione mostre, stand e convogliamento. Esclusi gli indirizzi generali discussi in C.d.F., il sottoscritto non era coinvolto nei lavori.
Controllando però l'ultimo verbale del C.d.F., del 21 dicembre 2002, trovo un particolare richiamo agli interessati nell'attività, sull'attenzione da riservare al costante aggiornamento della mappatura dei siti dove veniva imposta la non movimentazione dei volatili decretata dalle Autorità. Questo doveva portare all'esclusione dalle prenotazioni gli allevatori provenienti dalle zone interessate.
Mi ricordo, al riguardo, che vi fu una pesante pressione sull'incaricato ai contatti con il Ministero, affinché il tutto passasse direttamente dalla Segreteria per il controllo, questo valeva sia per il Campionato Italiano che per le prenotazioni al Campionato Mondiale.
Quindi, al di là delle singole collaborazioni dovute quale membro del C.d.F., le operatività non richiamavano la mia diretta partecipazione.
Le illazioni distribuite sul motivo delle mie dimissioni come: "Motta è stato messo nelle condizioni di dimettersi per il problema Mondiale.... ", è solo una falsità, non assolutamente rispondente al vero. Le mie dimissioni contestavano la conduzione delle Federazione con la filosofia della "gestione presidenziale", da me non accettata ed addirittura considerata, sempre a mio parere, contro lo stesso spirito statutario, come ho sottolineato nel documento di dimissioni e rievocato nelle motivazione di ratifica delle stesse.
Dimissioni già previste da parte mia ancora prima di Amiens e tenute in sospeso proprio per i gravi fatti emersi ad Amiens. Pensavo di dimettermi dopo la conclusione del problema ma, l'interferenza di un esponente F.O.I., voluta o meno, fece precipitare la situazione portandomi ad anticiparle, ma solo dopo aver concluso gli impegni che mi erano stati assegnati e programmati.
Il sottoscritto ad Amiens, durante i fatti, non era presente. Il mio arrivo, convocato dalla C.O.M. e per i lavori di Segretario Generale, avvenne ad eventi consumati, con i soggetti già accasati presso i propri allevatori.
Altre persone erano interessate e presenti. Assenti invece coloro che dovevano condurre, con le loro responsabilità, il lavoro. Assenze che vengono aggravate da un ambiguo silenzio in ordine al mandato loro affidato inerente la missione.
Il mio improvviso coinvolgimento avveniva solo il 16-01-03 alle ore 15:30, - (i convogliatori già viaggiavano verso Amiens) -, con una telefonata del Presidente U.O.F.- Francia e del Comitato Organizzatore del Mondiale, Sig. Alain Chevallier, nella quale mi avvisava che disposizioni sanitarie del Ministero Francese impedivano la partecipazione dei soggetti di Lombardia e Veneto. (Questo coinvolgimento, ho avuto modo di appurare, si è reso necessario per una mancanza, da parte della sopracitata Commissione F.O.I. responsabile, di creare un rapporto operativo diretto con gli organizzatori francesi.)
Immediatamente telefonai al Presidente F.O.I. per informarlo e chiedere interventi di chiarimento alle nostre Autorità, nonché l'assicurazione che i soggetti in viaggio fossero tutti in possesso della regolare documentazione veterinaria secondo le direttive Comunitarie.
Ottenuta l'assicurazione, per scrupolo, cercai telefonicamente anche quella del capo delegazione dei convogliatori che l'aveva in custodia, ricevendo l'informazione che nessun soggetto era privo di certificazione; nel frattempo mi annunciava d'essere quasi arrivato ad Amiens.
Richiamai il Sig. Chevallier informandolo del prossimo arrivo dei nostri convogliatori e che, comunque, tutti i soggetti erano in possesso della documentazione richiesta. Ripresi nell'occasione la discussione informandolo che la restrizione in atto, secondo le disposizioni Comunitarie, riguardava solo alcuni luoghi della Lombardia e del Veneto e non l'intero territorio delle due regioni. Il responsabile dei Comitato Organizzatore ripropose la sua situazione, secondo la quale era impedito a ricevere i soggetti delle due regioni per disposizioni del Ministero Francese e che ufficiali veterinari erano presenti al controllo. Richiamai ancora una volta il Presidente F.O.I. per relazionalo sulla discussione con il responsabile francese, mentre si stava già attivando con le nostre Autorità per risolvere il contenzioso, informandolo che impegni di lavoro m'imponevano un viaggio, la mia assenza dall'ufficio e dal domicilio; ero comunque reperibile al mio cellulare in caso di bisogno.
Non ebbi nessuna ulteriore notizia fino il giorno dopo quando, alle ore 18:30 circa mentre rientravo dal viaggio di lavoro, mi raggiunse una telefonata della segreteria preannunciandomi il Presidente. In quel momento venni informato che tutti i soggetti italiani non erano stati accettati. - (quindi già nel pomeriggio la situazione era conosciuta e non alle ore 21:00 come riportato nei comunicati n. 1 e 2)
Concordai immediatamente un incontro per la mattina successiva, 18-01-03, per conoscere i dettagli del caso prima della mia partenza per Amiens programmata per il 21-01-03.
Ritornato a casa (h.21:00) chiamai il Presidente Generale C.O.M. per avere notizie sul fronte confederale. L'esposizione dei fatti m'illustrava una situazione catastrofica. Le disposizione delle Autorità sanitarie di Francia e Italia avevano concordato l'allontanamento dei soggetti. La motivazione predominante era la presenza di soggetti provenienti da località interdette alla movimentazione di volatili secondo le direttive della CEE con documentazioni non conforme alle normative in atto. I controlli veterinari locali erano severissimi e a nulla sono valsi appelli per contenere la situazione. La stessa manifestazione era stata messa sotto controllo con il pericolo di dichiarazione della quarantena. I francesi erano infuriati per quanto successo e per non aver ottenuto il pagamento delle iscrizioni. Vi sono stati anche dei momenti di grande tensione, in conclusione mi informò d'aver relazionato della situazione il Presidente F.O.I. tramite una lunga telefonata nel pomeriggio.
(Mi resi conto che m'aspettava un bel po' di lavoro ad Amiens e in una situazione di conflittualità.)
La mattina del 18-01-03 mi precipitai in segreteria arrivando alle h.09:00.
Trovai il Presidente affaticato, deluso ed affranto per quello che era successo. Non si dava pace e non si capacitava sulle motivazioni dell'esclusione dei 1250 soggetti già ingabbiati delle altre regioni, infuriato si lamentava della mancata collaborazione della C.O.M. per impedire il ritorno degli uccelli.
Chiesi spiegazioni sui soggetti provenienti dalle zone interdette, accettati ed inviati con tutti gli altri e compromettenti la spedizione. Chiesi informazioni sulla Commissione incaricata nell'attività e le loro motivazioni sul fatto. Mi rispose che il Segretario sarebbe arrivato nella mattinata e per gli altri ...(omissis), mentre per i soggetti interessati era stato prodotto un certificato di buona salute che secondo il suo parere poteva essere accettato. La preoccupazione principale, al momento, era informare gli allevatori e riorganizzare l'arrivo con la consegna dei soggetti, già in viaggio di ritorno. Mentre lui affrontava le rabbiose telefonate dei partecipanti delusi, mi preoccupai di chiamare le persone che si erano interessate all'organizzazione dei punti di raccolta per concordare l'anticipato rientro. (La prevista Commissione mostre, stand e convogliamento era sempre brillantemente assente.)
Nel frattempo controllavo i documenti in possesso al momento, prendendo visione di:
  • Una dichiarazione sottoscritta dal Presidente nella quale si offriva garante verso tutti i partecipanti sul rispetto delle normative sanitarie in atto;
  • Intervento ufficiale del Ministero della Salute Italiano con protesta per la mancata comunicazione della limitazione Francese riferita ai soggetti di Lombardia e Veneto;
  • Disposizione del Ministero Italiano con la quale autorizzava i soggetti di Lombardia e Veneto al rientro nel territorio nazionale;
  • La normativa CEE del 12-12-02 che instaurava il blocco alla movimentazione, con l'allegato elenco di città e siti interdetti alla movimentazione dov'erano ben elencate le località incriminate.
Il materiale in possesso quella mattina era sufficiente alle seguenti riflessioni.
La prima preoccupava sulle eventuali conseguenze che avrebbero interessato la persona del Presidente e l'immagine della Federazione, quindi era necessario un comportamento prudente per non aggravare ulteriormente la situazione.
La seconda dimostrava che non era il Comitato Organizzatore, tantomeno la C.O.M., ad impedire l'accettazione dei soggetti del Veneto e della Lombardia, ma effettivamente esisteva un'ordinanza del Ministero Francese che disponeva la non ammissione, alla quale i transalpini dovevano sottomettersi.
Ordinanza possibile, in considerazione che i vari paesi-membri della comunità possono porre ulteriori restrizioni locali ma trattandosi, il Campionato Mondiale, d'attività internazionale, doveva essere comunicata anche alle Autorità degli altri paesi.
La protesta del nostro Ministero e l'applicazione della normativa CEE, unica conosciuta in quel momento da tutti i paesi, venne accolta dai francesi e quindi anche i soggetti lombardi e veneti potevano partecipare, purché in regola con le disposizioni sanitarie comunitarie.
La terza confermava che al controllo delle certificazioni, quattro allevatori provenienti dalle zone interdette avevano eluso la normativa, risultando non in regola, tanto da imporre al nostro Ministero di condividere il punto di vista francese e disporre il rimpatrio di tutti i soggetti che avevano viaggiato con loro.
Questo fatto è estremamente legato al primo documento, almeno per la mia morale di comportamento verso il Presidente e la Federazione.
Da tenere presente inoltre, che l'introduzione d'esemplari sul territorio francese, in palese violazione alle direttive comunitarie, può innescare provvedimenti ed azioni molto preoccupanti.
Non erano conosciute da parte nostra, in quel momento, le motivazioni dello sgabbio e il rimpatrio dei 1250 soggetti delle altre regioni.
Questo era il quadro della situazione alla mia partenza per Amiens il 21-01-2003, convocato dalla C.O.M..
Quindi le “barzellette”, divulgate dopo l'incidente, sulla mancanza delle gabbie, della non voluta concorrenza degli italiani al concorso, d'azione vendicativa dei francesi ecc. ecc., era puro fumo per mitigare le responsabilità e diluire nel tempo le reazioni sulle stesse.
Per la verità i francesi si erano posti un prestigioso risultato; un Campionato Mondiale record di presenze, sia di soggetti che di paesi partecipanti.
Ad Amiens tutto era programmato, gabbie e Giudici, per la prevista partecipazione italiana.
Se veramente i francesi non volevano gli italiani, bastava un fax per informare che non potevano essere accettati non avendo pagato le iscrizioni entro il termine fissato dal regolamento.
Se non volevano perdere i soldi ed allontanare gli italiani, bastava che al loro arrivo e prima di dare inizio alle operazioni d'ingabbio, invitassero i nostri convogliatori a regolare il sospeso economico, nel frattempo offrendo un caffè per una pausa di riposo al viaggio, e successivamente valutare le loro posizioni.
Mentre il tutto è avvenuto in regolare rispetto e fiducia nei confronti di una federazione come quella Italiana! Vengono accolti, accelerando le operazione d'ingabbio ancora prima di chiedere i soldi dovuti! In attesa che il contenzioso in atto fra i Ministeri dei due paesi sulla questione Lombardia e Veneto si risolvesse, come avvenuto successivamente. Se non ci fossero stati i quattro allevatori lombardi che avevano eluso la normativa CEE, tutti avrebbero partecipato regolarmente al concorso.
I problemi sono nati e cresciuti non per colpa degli Organizzatori francesi o per mancanza d'impegno della C.O.M., ma per la non corretta posizione di alcuni allevatori poi aggravatasi, come vedremo, da alcune interferenze che hanno assillato e innervosito chi aveva il potere e trovato le ragioni per cacciarci.
Cos'è successo durante le operazione d'ingabbio?
Definita dai Ministeri italiano e francese la questione della non partecipazione dei soggetti lombardi e veneti con un'ordinanza di rientro di tutti quelli che avevano viaggiato sull'automezzo interessato, ormai accolta anche dai nostri responsabili federali, si è inserito un secondo contenzioso.
Autorizzati dalla nostra Federazione, con i convogliatori ufficiali, erano presenti alcuni allevatori, sempre provenienti da Lombardia e Veneto, i quali sostenevano che i loro soggetti avevano viaggiato su automezzi personali, quindi estranei all'ordinanza ministeriale e idonei a partecipare.
Dalla parte dell'organizzazione francese, ritenendo a norma di regolamento che ciò non poteva essere considerato in quanto l'ufficialità del convogliamento era riservata ai convogliatori e che la tesi non poteva essere né controllata né accertata dai veterinari, richiedevano d'attenersi alle istruzioni impartite ai convogliatori ufficiali italiani.
L'interesse e la difesa delle posizioni personali prendevano il sopravvento su quelli generali!
Discussioni, interferenze e qualche tesi suggestiva di troppo, coinvolgenti i soggetti delle altre regioni, generalizzando le operazioni su tutti i soggetti da parte delle stesse persone che avevano manipolato i soggetti esclusi, metteva in allarme la commissione dei veterinari che rivedeva fiscalmente tutta la documentazione e la situazione che riguardava la posizione degli italiani. Alla fine ordinava l'allontanamento di tutti i soggetti Italiani.
Sulla decisione finale esiste un documento ufficiale del Ministero della Salute Francese, datato 27-01-03 a sostegno dell'operato della commissione sanitaria locale. - (il famoso documento richiesto e mai ricevuto).
L'evento a seguito della decisione è documentato da un filmato dove, il Sig. Chevallier preoccupatissimo, comunicava al Presidente della C.O.M. in presenza del responsabile dei convogliatori italiani, l'allevatore accreditato e gli stessi veterinari, l'avvenuta decisione dei responsabili sanitari francesi d'allontanare i soggetti italiani. Si assiste anche ad un rimprovero del Presidente del Comitato Organizzatore francese, indirizzato all'allevatore presente, che lamentava l'intrusione contestandogli: ".... questo è il risultato della sua strategia e se accettava la prima soluzione tutto ciò non sarebbe accaduto! ".
A quel punto il nostro convogliatore rivolgendosi ai veterinari esclamava " .... via gli italiani il Mondiale può continuare? (Conferma che in quel momento il Mondiale era stato sospeso)". Nel silenzio totale solo un cenno del capo, da parte dei veterinari, dava il consenso.
L'ordine era l'immediato rientro in Italia. Solo l'intervento del Presidente C.O.M. che lamentava la pericolosità di far viaggiare di notte persone che per tutta la giornata hanno vissuto una situazione di grande stress, ha convinto a posticipare la partenza al mattino successivo, con l'immediato allontanamento dalla sede della manifestazione.
Il Presidente C.O.M. ebbe la notizia contestualmente con i nostri convogliatori e non ha partecipato a nessuna riunione in "ironiche stanzette da stadio", tantomeno fu "arbitro"; ma vittima della situazione!
La decisione degli ufficiali veterinari interessava anche il Comitato Organizzatore e prevedeva l'obbligo della loro presenza giornaliera, per tutta la durata del concorso; verificando gli eventuali decessi e soggetti non in perfetta condizione, l'obbligo d'attrezzare tutte le entrate con tappeti disinfettanti e l'obbligo d'inviare i decessi all'istituto centrale di veterinaria a Parigi per la verifica delle cause. Rimaneva attiva la possibilità della quarantena se si fossero accertati decessi dovuti a malattie infettive.
La definizione ufficiale dell'esclusione dei soggetti italiani era quella delle disposizioni e documentazioni sanitarie non rispettate e decise dalle Autorità interessate.
Nessuno ha mai sostenuto che gli esemplari italiani fossero ammalati! E' stata messa in atto la procedura di prevenzione prevista dalle norme sanitarie le quali contemplano l'allontanamento dei soggetti provenienti dalle zone interdette, di quelli che avevano convissuto con loro, dei veicoli di trasporto e delle persone che avevano manipolato gli animali.
Tutto ciò è previsto dalla legislazione sanitaria comunitaria di tutti i paesi membri CEE.

Quindi i successivi arrivi, al cosiddetto mercato, da parte dei commercianti italiani, eseguiti, come lo furono, con documentazione idonea erano a norma.
Ho assistito controvoglia e con un pizzico di rabbia al loro arrivo e constatato il controllo, soggetto per soggetto lungo tutta la giornata, con frequenti richieste da parte dei veterinari al sottoscritto e la consultazione del vademecum F.O.I., per appurare la provenienza dei soggetti che non portava il numero di RNA dell'interessato. Tutta la documentazione era regolare e nulla precludeva la loro partecipazione.
Il bingo era realizzato! L'avventura italiana in Francia era finita, restava solo il ringraziamento a coloro che l'avevano concretizzata!
Questo è quanto sono riuscito a sapere e vedere dopo il mio arrivo ad Amiens il 21-01-03. Non mi rimaneva che meditare su quanto conosciuto e domandarmi:
Come è stato possibile che i soggetti dei quattro allevatori provenienti dalle zone interdette siano stati convogliati? Eppure esisteva la mappatura delle zone incriminate!
I loro nomi e la loro provenienza erano conosciuti da tempo. A Reggio Emilia non erano stati accettati, perché gli è stata permessa l'iscrizione al Mondiale?
Chi doveva curare e verificare che tutto fosse in regola? Questi signori hanno iscritto i loro soggetti, pagato ed inviato l'elenco e non sono degli illustri sconosciuti!
Perché al primo allarme, la mia telefonata del 16-01-03, nessuno si è preoccupato d'eseguire un ulteriore controllo sapendo della controversia in atto che riguardava proprio la loro regione e quindi una verifica fiscale dei documenti prevedibile?
Sapendo di queste presenze e della loro provenienza la prudenza sul buon esito della missione imponeva, come minimo, l'astensione della loro presentazione. Bastava una telefonata ai convogliatori per informarli di non presentarli, salvando il resto della missione.
Perché, perché, perché non è stato fatto?
Di chiacchiere al mio rientro ne ho sentite molte; pubblicità, regali di soggetti, servilismo, amicizie pericolose ecc. ecc.
Tutte chiacchiere ma nessun elemento e nessun accertamento.
Di certo risulta che questi allevatori, esclusi da Reggio Emilia, che alle regole è sensibile e rispettosa, hanno partecipato al Campionato Italiano e sono stati accettati per il Mondiale, sapendo che i loro documenti non potevano essere in regola con le direttive CEE. per la loro provenienza sottoposta alla restrizione della movimentazione.
Su questo ne sono certo e conservo un fatto avvenuto a Reggio Emilia con il Presidente, dove fu proprio lui ad indicarmi la non regolarità di alcune certificazioni esposte in gigantografia da parte di uno di questi allevatori. Quindi sono molto avverso alla tesi della non conoscenza delle loro presenze, dell'incuria o altro: sono troppo noti per godere di simili sbadataggini.
La F.O.I., la sua Storia, i suoi Giudici, le sue Associazioni e suoi Tesserati non meritavano una simile umiliazione!
Io per primo, come Consigliere Federale F.O.I. e come Segretario Generale C.O.M. successivamente, l'ho subita e alla fine dovrei sentire l'orgogliosa soddisfazione sull'inutile indicazione del C.d.F. di togliermi la rappresentanza della F.O.I. in C.O.M.! - (una rappresentanza mai esistita per impedimenti regolamentari)
Ad Amiens la tensione in C.O.M. era a livelli altissimi!
I francesi pressavano il Comitato Direttivo C.O.M. a prendere una decisione contro la F.O.I. per il mancato pagamento delle iscrizioni e dei cataloghi (17.216.00 Euro), trattenendo a loro volta i rimborsi dei due italiani della O.M.J. nella commissione di controllo. Inoltre chiedevano risposte per iscritto sulle decisioni alle loro richieste prima del Congresso C.O.M. in programma per il sabato 25-01-03, che prevedevano in mancanza del pagamento, la non ratifica del Mondiale 2007 assegnato all'Italia, l'impossibilità a partecipare al Mondiale di Losanna, oltre a sanzioni accessorie sul caso.
Un'apposita riunione del C.D.-C.O.M. fu organizzata per prendere delle decisioni al riguardo.
Dopo l'analisi dei fatti sopra riportati i membri erano chiamati alla votazione che, in un primo momento, era contro la F.O.I. Solo l'approfondimento della situazione e il fatto che la F.O.I. non aveva ancora eseguito le sue rimostranze, in considerazione della richiesta via fax di una sua audizione prevista per il pomeriggio dopo il Congresso, prevalse in tutti la convinzione che il C.D.-C.O.M. era chiamato a far rispettare le regole da parte di tutti. Da qui si giunse alla conclusione che il Comitato Organizzatore francese doveva rimborsare immediatamente i membri italiani della commissione di controllo e che si riservava il diritto di verificare tutta la situazione, le ragioni e la documentazione. I due paesi li avrebbero dovuti consegnare alla C.O.M. nel più breve tempo possibile, la quale avrebbe preso la sua decisione definitiva al Congresso di Losanna in agosto. Naturalmente tutto ciò imponeva lo slittamento della ratifica del Campionato Mondiale 2007 al successivo Congresso Statutario del Gennaio 2004.
La decisione assunta sarebbe stata portata a conoscenza al Congresso del sabato 25-01-03.
La F.O.I., grazie al C.D.-C.O.M., conquistava sette mesi di tempo per organizzare un'adeguata difesa!
La riunione fra C.O.M.- F.O.I.- U.O.F.- C.O.M. Francia è documentata da un filmato.
Descrivere l'avvenimento è assai difficile vista la sua conclusione. Le due parti senza mezzi termini, fra reciproche accuse e minacce inopportune difendevano la loro posizione. I fatti rilevanti da segnalare sono: la mancata produzione del documento ufficiale che escludeva tutti i soggetti italiani da parte delle Autorità francesi e reclamato dal Presidente F.O.I. L'affermazione dello stesso che dichiarava di pagare tutto subito e offrendo una bottiglia di spumante se i francesi avessero prodotto il documento, indicando nella mia persona colui che rimaneva disponibile a ritirare il documento prima di lasciare Amiens. Oltre l'elencazione delle spese di rivalsa che i francesi reclamavano.
Terminata la riunione, o meglio abbandonata per il tenore assunto, tutto passava ai futuri lavori del C.D.-C.O.M.
Il resto è cronaca conosciuta: Comunicati n. 1 e 2, articoli vari sulla stampa di settore e Assemblea delle Associazioni.
Ritornai da Amiens la sera del 26-01-02, il mattino successivo telefonai per avere un incontro con il Presidente la sera stessa. Avevo dei documenti, le mie impressioni e dei pareri da comunicare.
La sera stessa arrivato in Segreteria fui ricevuto freddamente e uno dei presenti si rivolgeva al sottoscritto in francese a significare la mia non appartenenza al gruppo; nel tentativo di spiegare le buone ragioni della C.O.M., fui accusato, sempre dal medesimo, di non sapere difendere la F.O.I. e di difendere troppo la C.O.M. e che sarebbe stato meglio mi dimettessi!
Dopo pochi minuti uscivo dalla segreteria avendo preannunciato verbalmente le mie dimissioni da Consigliere Federale F.O.I. - (questo comportamento fu uno degli argomenti delle mie dimissioni)
Per quanto riguardava la difesa della F.O.I. la prima parte l'avevo già sostenuta nel C.D.-C.O.M., in modo concreto, reclamando il rispetto delle regole e l'attesa della versione F.O.I. sui fatti, portando sette mesi di tempo per organizzare un'adeguata difesa. In seguito l'avrei utilizzata certamente non affrontando il problema con versioni ironiche o incorrette, ma vagliando la realtà per fare rispettare la Federazione con il sostegno delle nostre ragioni, ricercando la mutualità nelle responsabilità, ingigantendone gli effetti, come successivamente ha fatto nel mio ruolo di Segretario Generale C.O.M., senza cadere nel ridicolo e nel contenzioso confederale.
Chi ha perso sul piano Internazionale è la F.O.I.! Dimostrando incapacità nel difendersi, nel far valere i suoi diritti, le sue ragioni tramite il regolamento e nel dover ricorrere, "in zona Cesarini” mi sia permesso, al sostegno di coloro che sono stati accusati d'incuria verso la F.O.I. e caricati di colpose responsabilità ingiustamente.
Cosa dovevo dire al Presidente, oltre ai documenti che lasciai in segreteria.
L'impressione che il documento richiesto fino alla mia partenza non c'era, tuttavia, a mio parere, non avrebbero avuto particolari difficoltà nel produrlo. Bastava la conferma del verbale dei sanitari locali, che esponevano i fatti emersi ad Amiens da parte delle Autorità centrali per giustificare legalmente tutta la procedura.
Di tenere ben presente l'aspetto penale della questione, in una eventuale procedura tramite Tribunale; esisteva sempre il dolo dell'introduzione di soggetti provenienti da zone interdette alla movimentazione da parte delle Autorità comunitarie. In me era sempre presente il documento di garanzia e assunzione di responsabilità sottoscritto dal Presidente, mi preoccupava l'eventuale responsabilità davanti al Giudice. Peggio ancora se in Francia.
Prevedevo di consigliare una messa in mora che obbligasse i francesi a produrre la loro documentazione per studiarla, per meglio conoscere la situazione, in funzione di future discussioni in difesa delle nostre ragioni davanti alla C.O.M., come ormai era previsto nel contesto della confederazione.
Consigliarlo di non dare ascolto ai “giullari” e cercare di costruire le basi per un compromesso, perché ritenevo che il peccato originale era a nostro carico e sarebbe stato impossibile dimostrare il contrario.
Purtroppo già nella giornata, con lettera di un legale datata 27-01-03, era partita la richiesta di danni ai singoli componenti del Comitato Organizzatore Francese e per una cifra talmente importante che gli stessi francesi furono obbligati a non parlare più smettendo di documentare le proprie ragioni persino alla C.O.M., restando in attesa del minacciato intervento processuale sulla questione, senza offrire documenti o commenti da strumentalizzare. - (anche questo comportamento francese è documentabile)
Ai francesi non pareva vera una simile opportunità! Comunque andassero le cose per gli italiani andava sempre peggio. Il dolo iniziale era a carico nostro con le complicazioni che sarebbero emerse nel procedimento aggravando la situazione.
A mio parere la lettera e l'atteggiamento inviati ai singoli membri del Comitato Organizzatore francese fu un gravissimo errore! - (Se fosse stata discussa in un regolare C.d.F. non avrebbe ottenuto la mia approvazione. Da ricordare che un simile atto coinvolgeva “personalmente” ogni singolo Membro del C.d.F. nel preannunciato procedimento ed io, al momento, ero ancora in carica e quindi fui coinvolto nell'azione senza saperlo e a tutt'oggi senza aver conosciuto ufficialmente il contenuto dell'azione come era nel mio diritto.)
La lettera del Presidente C.O.M. sull'articolo del Presidente F.O.I. è stata un'interruzione alle versioni scorrette e soprattutto un importante segnale all'Assemblea Generale delle Associazioni sul caso.
Le discussioni in Assemblea portarono alla ricerca di una mediazione e l'indicazione a non peggiorare il rapporto con la C.O.M.; il buon senso generale stava emergendo offrendo un'alternativa alla tesi sostenuta dal vertice apparsa a molti unilaterale e non obiettivamente scontata.
Venne incaricato il Vice Presidente C.O.M. responsabile dei rapporti per l'Italia, di cercare una mediazione.
L'amico Rolf s'impegnò attivamente per tre mesi e il suo intervento ha prodotto 51 documenti fra le due parti, arrivando ad organizzare un incontro definitivo. I francesi si resero disponibili all'incontro con la presenza del Presidente C.O.M., gli italiani rifiutarono proprio per la presenza del massimo responsabile della Confederazione.
A questo punto i francesi, 26-07-03, interruppero la trattativa indicando nel termine del 30-08-03 il pagamento totale del loro credito altrimenti sarebbero stati loro a dare inizio ad una procedura giudiziale contro la F.O.I.
La frittata era fatta! I francesi avevano percepito la debolezza italiana ed erano pronti ad affondare la loro strategia. Erano ormai sicuri che dietro le minacce, i proclami, le ironie e le fantasie non esisteva nessuna argomentazione regolamentare a supporto delle tesi italiane, con l'aggravante d'aver compromesso il loro rapporto con la C.O.M..
Siamo arrivati al tanto temuto Congresso C.O.M. del 30-08-03, preoccupato dalle tante cose dette, scritte e fatte, non ultimo il rifiuto all'incontro definitivo con i francesi per la presenza del Presidente C.O.M..
Mi preparavo a sostenere le mie tesi, aggiornandomi sugli ultimi scritti arrivati, meravigliandomi di alcune considerazioni – giunte sul mio tavolo – espresse dalla F.O.I. alla C.O.M. chiedenti disponibilità al dialogo e ad una giusta mediazione.
Dov'erano finite tutte le ragioni? La spavalderia delle richieste? Le minacciose, roboanti azioni di difesa? L'editto " ... con i francesi posso cercare l'accordo ma con gli altri mai!”?
Non era meglio trovare la soluzione in casa propria piuttosto che affidarla a coloro che sono stati, ostinatamente e ingiustamente, considerati ed indicati quali complici e responsabili della disavventura italiana?
Eppure, tramite amici, durante la mediazione è stata offerta la possibilità d'argomentare le nostre ragioni e contrastare le pretese avverse utilizzando le regole in vigore a nostro favore. Ma ancora una volta sono emerse le presunzioni e il singolo "ego". Negata anche questa possibilità con risposte definite .... irripetibili!".
Improvvisamente emerse dalla mia memoria il detto olandese citato nella lettera del Presidente Generale C.O.M., accompagnato dall'immagine della strettoia con un gatto nell'angolo più buio, stremato dalle sue evoluzioni, impaurito e in attesa di una scappatoia.
Una prima via di fuga offerta dall'Assemblea Generale delle Associazioni con l'indicazione al compromesso era miseramente fallita; successivamente, come vedremo, un’altra possibilità, dimostratasi risolutiva, è stata amministrata dal C.D.-C.O.M. con il suo intervento in difesa dei regolamenti e degli impegni assunti dalle parti in conflitto. Va bene!!! Così stanno le cose oggi, speriamo migliorino nel prossimo avvenire!
Memorizzate tutte le novità affronto il dibattito in corso, dove tutti i membri hanno esposto le proprie opinioni a seguito del rapporto sulla mediazione presentato dal Vice Presidente Rolf Hoffmann.
Dopo aver letto e commentato la relazione dei fatti esposta per iscritto dalla F.O.I., il Presidente Generale C.O.M., rimarca i molti appelli telefonici e le numerose lettere pervenute da persone importanti nella F.O.I., che rammentavano i meriti trascorsi. Campionati Mondiali di Verona, Genova, Piacenza, Pordenone, Udine, Silvi Marina, le realtà odierne come Reggio Emilia, le cinque Internazionali C.O.M. in calendario, i 18.000 allevatori, oltre 500 Giudici, più di 200 Associazioni e oltre 100 manifestazioni ornitologiche annuali.
Tutto il patrimonio costruito in oltre 50 anni di lavoro non può essere compromesso da avventati comportamenti dovuti ad un momento di estrema tensione. Di fatto il patrimonio va conservato e non possiamo essere uno strumento utilizzato impropriamente da altri.
Tutti gli appelli ricevuti mirano ad una generale riprova della fiducia che superi l'attuale tensione creatasi più sull'onda dell'incontrollato nervosismo, spavalderia e non conoscenza, che per vera volontà.
La stessa Assemblea Generale delle Associazioni F.O.I., indicando la strada della mediazione, accoglieva l'appello del Presidente Generale C.O.M.. Nello stesso tempo riconosceva, nella rappresentazione organizzata nell'occasione sul caso Amiens, l'inesistenza di motivazioni per incrinare ulteriormente il rapporto con la C.O.M..
A seguito delle considerazioni ricevute, il Presidente Generale C.O.M., sottopone una sua proposta per porre fine alle querelle.
La proposta è suddivisa in tre parti:

Primo:
Il rispetto delle regole! A questo proposito la F.O.I. dovrà inviare tutte le quote delle prenotazioni alla tesoreria della C.O.M.

Secondo:
Analisi dei fatti! Riconoscere, tramite il regolamento, i punti negativi a carico del Comitato Organizzatore francese, il quale dovrà inviare alla tesoreria della C.O.M. il relativo importo da ritornare alla F.O.I.
Su questo punto vengono considerate le seguenti argomentazioni con i relativi rimborsi:

  • Abbuono del 25% sulle quote come previsto dagli impegni sottoscritti dagli Organizzatori per la mancata partecipazione imposta dalle Autorità nazionali (C.D.-C.O.M.- Porto -Portogallo- agosto 2000), previsto nel Cahier des Carges.
  • Non rispetto della pubblicazione delle informazioni nelle cinque lingue richieste dal contratto.
  • Ritardata comunicazione alla F.O.I. della restrizione alle regioni Lombardia e Veneto decisa dal Ministero Francese, comunicata solo quando i soggetti erano sul territorio francese e nei pressi d'Amiens. Questo fatto è ritenuto una causa delle tensioni verificatosi all'accettazione dei soggetti.- (lo testimonia la telefonata del 16-01-03 ore 15:30 fatta al Segretario Generale C. O.M)
  • Mutualità nella responsabilità d'aver permesso che allevatori, pur autorizzati dalla F.O.I., si sono intromessi nelle decisioni. La loro presenza era vietata dal regolamento e non potevano presenziare nei locali operativi della manifestazione, controllati dall'Organizzazione.- (lo testimonia la stessa lamentela dell'U. F. O. - Francia, presentata al C.D. -C.O.M., come motivazione per la richiesta delle sanzioni contro l'Italia)

Il tutto viene quantificato nella percentuale del 50% (25% di diritto e già previsto dai regolamenti + un ulteriore 25%).
Viene inoltre riconosciuto un contributo di 1/3 dei cataloghi a carico della F.O.I., 1/3 a carico della U.O.F. e 1/3 quale contributo C.O.M. alla buona riuscita della mediazione. (lo testimonia la lettera di rifiuto della consegna distribuita dal Comitato Organizzatore alla reception della manifestazione)

Terzo:
L'obbligo d'inviare i relativi assegni entro il 30-09-2003 al Tesoriere Generale C.O.M. quale garante. Pena l'esclusione dal Mondiale di Losanna delle o della parte in difetto.
La tesoreria C.O.M. in possesso dei due assegni li invierà agli interessati e ciò chiuderà le controversie definitivamente, con l'accettazione irrevocabile dei due paesi.
La verifica sui comportamenti viene sanzionata con una definitiva ultima ammonizione al riguardo della F.O.I. per le pubblicazioni di critica e il comportamento. Per il futuro se si ripresenteranno nuove situazioni di critica contro la C.O.M. il "rosso" sarà diretto ed immediato.
Viene ammonita anche la Francia per l'atteggiamento sostenuto durante la manifestazione.

Il C.D.-C.O.M. approva la proposta del Presidente Generale C.O.M. con una sola astensione.
In una seconda parte del Congresso vengono dati incarichi, al membro responsabile per l'Italia e al sottoscritto quale rappresentante del C.D.-C.O.M., per verificare e relazionare sulle domande d'altre partecipazioni italiane in seno alla C.O.M.
Viene inoltre accolta la rinuncia della F.O.I. al Campionato Mondiale 2007, affidato alla Spagna.

Così si chiude l'affare Amiens per quanto compete al rapporto F.O.I.-C.O.M.!

La responsabilità dell'accaduto è rimasta alla F.O.I., pur riconoscendo negli atteggiamenti dei francesi la mutualità nelle complicazioni che hanno aggravato alcune situazioni, addebitando loro il corrispettivo tramite le regole in vigore.
La F.O.I. deve ringraziare le molte singole persone che hanno capito le vere responsabilità e compreso che la strategia del vertice era perdente, intervenendo direttamente con umiltà e capacità, nell'assoluto e garantito anonimato, a sostegno e difesa della propria Federazione.
Un po' d'amaro verso i francesi mi è rimasto!
L'atteggiamento contro la F.O.I. durante i discorsi, all'inaugurazione e alla premiazione che caratterizzavano il loro sciovinismo e la conflittualità con il C.D.-C.O.M. non mi erano piaciute. Come alcuni sguardi di rivalità che sottolineavano la mia appartenenza alla F.O.I., della quale certamente non mi vergognavo, miravano a colpevolizzare la mia nazionalità sui problemi emersi. Ciò non mi è affatto piaciuto.
Di seguito confrontando il tutto con quello che mi è stato riservato al mio ritorno, ho preferito perdonare con un bel " e così sia!". (Così mi obbliga lo Statuto C.O.M e mi attengo con piacere.)
Per la F.O.I., purtroppo, l'immagine esce impolverata e bisognerà darsi una buona spazzolata. La cosa più importante rimasta da fare è quella di rialzarci, lavarsi la faccia e guardare avanti tralasciando i rancori, anche se l'alone della "saleté" rimarrà molto a lungo e forse per sempre nella storia della F.O.I..
A parte la quarantina di milioni di vecchie lire sperperati nell'avventura e recuperabili, a mio parere, dai veri responsabili del danno, è lo stato d'animo degli allevatori per le prossime missioni che preoccupa.
Con quale spirito affideranno i loro soggetti dopo una simile esperienza? Quale sarà l'affidabilità riservata all'Italia dagli altri paesi membri? Quali sospetti si trascineranno? Come saremo visti? Ci saranno ancora le presenze inopportune e compromettenti?
Una bruttissima storia piena di frittate rigirate con tanto di figuracce che, con il buon senso, la diplomazia e la saggezza forse si sarebbero potute evitare.
Come ho anticipato nell'introduzione, il futuro non potrà più essere uguale al passato!
Dobbiamo comunque affrontarlo con dignità e consapevolezza, nella convinzione che i tempi sono cambiati e dovremo impegnarci con più coraggio affidandoci alle regole delle nuove realtà.
Teniamo sempre presente la morale della sgraditissima, nauseabonda esperienza, augurandoci buona fortuna!

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