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LA SINDROME
di Alessio Chiusi
Una sera stavo spiegando a degli amici il nostro hobby e uno di questi mi dice:
"Secondo me siete malati".
Da questa affermazione è partita l'idea di scriverne e investigare. Decidete voi.
Malgrado non siano ancora stati effettuati studi approfonditi sulla cosiddetta "sindrome da ornicoltura", vorrei tentare un approccio scientifico e comparato di una sindrome molto comune a tutti i lettori di questo periodico.
Tenterò in questo mio scritto di discutere le cause, i sintomi e i gravi disagi che questa malattia provoca nell'uomo e analizzare i casi di guarigione.
Anche se è forse un po' arduo da sostenere, alla luce della mia esperienza personale e dallo studio dei casi a me noti, sarei portato a pensare che probabilmente si nasce affetti da "sindrome da ornitofilia".
Mi sentirei quindi di affermare che siamo di fronte a una malattia fondamentalmente ereditaria.
Anche se lo screening prenatale per questa insidiosa sindrome non è ancora in uso, sono sicuro che analizzando con attenzione le ecografie nelle ultime fasi di sviluppo del feto, si vedrebbero nei soggetti predisposti formazioni piumiformi variamente distribuite nel liquido amniotico a seconda della gravità della sindrome.
Queste formazioni sono sicuramente un sintomo chiaro e inequivocabile di una predisposizione ereditaria della malattia qui studiata.
Sicuramente oltre alla predisposizione ereditaria anche l'ambiente di vita in cui si sviluppa il soggetto che poi diverrà uomo-allevatore sono scatenanti per la malattia.
Se un bimbo ha la sfortuna di crescere in un ambiente familiare dove il genitore, ma più spesso il nonno o lo zio, sono affetti dalla "malattia" il soggetto troverà le condizioni per sviluppare in forma precoce la malattia, che da adulto diventerà anche molto grave.
Anche se invece il bimbo ha la fortuna di non essere esposto al fascino dei pennuti da piccolo, pur non sviluppando la sindrome negli stadi precoci, rimane comunque a rischio e può ammalarsi anche gravemente durante tutti gli stadi della vita, con non rari casi di malattia che si manifesta in forme gravi solo con il raggiungimento dell'età pensionabile.
Quest'ultimo caso però non può essere preso come limite dell'instaurarsi della malattia in quanto si può manifestare anche più tardi e anzi, come vedremo poi, l'età pensionabile, in alcuni casi, può essere sinonimo di parziale guarigione.
La prova schiacciante che la predisposizione gioca comunque un ruolo fondamentale nel manifestarsi per periodi molto lunghi della malattia è legata all'osservazione di casi limite in cui, apparentemente, la malattia si manifesta con tutti i sintomi anche molto vistosi ma che non avendo una predisposizione e quindi una suscettibilità alla malattia questa non dura che per brevi periodi.
Questi soggetti dopo pochi anni tornano a sviluppare una totale indifferenza ai pennuti d'allevamento per tutta la durata della loro vita.
Non così nei casi di persone predisposte geneticamente dove apparenti guarigioni sono seguite da repentine ricadute a volte anche gravi.
Come detto la malattia non ha per tutti lo stesso decorso in alcuni casi è un evento fulminante che si manifesta dalla prima infanzia, il mio caso ad esempio, in altri casi l'individuo scopre solo con gli anni di essere affetto.
La malattia colpisce prevalentemente i soggetti maschi, anche se sono noti casi di femmine affette dalla sindrome.
Questo fatto può essere spiegato, a mio parere, non tanto come sindrome sesso legata ma a una mancata esposizione del gentil sesso alla fonte di contagio per motivi principalmente culturali.
La maggior parte delle Femmine geneticamente predisposte non vengono mai in contatto con la fonte di contagio e non sviluppano per tanto la sindrome.
Dopo aver descritto le varie forme di contagio e l'importanza della predisposizione genetica e dell'ambiente per l'instaurarsi della malattia passiamo ad analizzare la sintomatologia tipica della malattia.
La malattia ha un comportamento abbastanza interessante con una sintomatologia tipica che si ripete ciclica e si mantiene pressoché costante in anni successivi.
Si hanno due periodi dell'anno in cui la malattia é più sconvolgente e dove si raggiungono due picchi di massima tensione ed eccitazione per il malato.
Il primo picco acuto di tensione si manifesta con una salita della cosiddetta "febbre della cova" già a partire dai primi di Gennaio, per raggiungere il suo culmine da fine Febbraio a fine Maggio ma talvolta si protrae fino alla fine di giugno.
In questa fase il malato tende a sfuggire gli altri malati e ad isolarsi.
I malati in questa fase vanno spesso soggetti a fenomeni di disturbo della personalità e si credono alchimisti convinti di possedere una formula magica da mantenere segreta da difendere dagli occhi indiscreti di altri malti. In alcuni casi di malati particolarmente gravi la visita di un altro malato viene vissuta come intrusione e come tale viene scoraggiata.
Il malato spessissimo soffre di insonnia ed é portato ad alzarsi presto la mattina, anche con un paio d'ore di anticipo rispetto al rimanente periodo dell'anno.
Spesso la mattina presto al malato capita di diventare un po guardone osservando le relazioni amorose altrui, e in casi più gravi a fomentare la bigamia corrompendo il sacro vincolo della coppia.
Altri sintomi tipici di questo periodo sono uno smisurato amor paterno che lo porta ad imboccare a tutti i costi qualsiasi piccolo che veda con la bocca spalancata. Il manifestarsi di questo fenomeno è accentuato specialmente nelle ore serali.
In questa fase il malato diventa prodigo e regala anelli a tutti i nuovi nati dell'anno, rammaricandosi se per caso qualche esserino ne rimane sfornito.
La prodicità del malato lo porta a somministrare ai genitori di questi esserini i migliori cibi del commercio, a volte miscelati e cucinati con le sue mani, e a fornire supporto vitaminico ai genitori affaticati.
A volte il malato si crede persino medico e diagnostica malattie e somministra antibiotici a volontà con risultati tutti da verificare per i malcapitati.
Questa "febbre" dopo aver raggiunto il culmine in Maggio Decrescere gradualmente toccando il livello minimo in Luglio-Agosto dove, molti malati ormai allo stremo delle forze, realizzano chiaramente il loro stato patologico e soprattutto impediti nei movimenti in tempo di partenze si rammaricano della terribile malattia da cui sono condizionati.
Il secondo periodo con fenomenologia acuta dura per un periodo più breve rispetto al precedente, generalmente a partire dalla prima settimana di Ottobre fino alla fine Novembre.
La sintomatologia può cominciare in anticipo o in ritardo a seconda dall'andamento climatologico e del "Calendario mostre", che come tutti sanno non é un calendario dell'orrore.
In questo calendario al contrario di quelli più veduti, dove le illustrazioni sono fondamentali, contano più le date e i luoghi.
Contrariamente a quello che accade nei mesi primaverili il malato tende ad aggregarsi ad altri individui che si trovano nel suo stesso stato patologico in luoghi e date prestabiliti.
La sintomatologia in questi casi costringe il malato a migrazioni nella regione di residenza e in altre limitrofe con una prima partenza il giovedì o più spesso il venerdì sera con ritorno pressoché immediato e ripartenza il Sabato pomeriggio e Domenica mattina, nei malati più gravi, e solo la domenica pomeriggio nella stragrande maggioranza dei malati.
Giunti nel luogo prescelto cominciano a girare come matti osservando tutti i concorrenti e infervorandosi sui migliori.
Passano tutto il pomeriggio in un'inutile polemica sui giudizi oppure incontrando altri malati rinfocolando vecchi legami e parlando tanto da tornare alle proprie dimore quasi afoni.
In queste riunioni di malati c'é anche la possibilità per alcuni di loro di mettersi in luce e di guadagnare titoli e riconoscimenti.
In rari e sporadici casi si possono presentare delle code invernali della malattia con picchi settimanali in Dicembre, che portano i più colpiti a peregrinare per l'Italia, e quindicinali a meta Gennaio con vere e proprie migrazioni che durano diversi giorni con i malati indotti a valicare le frontiere e a viaggiare all'estero per cercare di assecondare la frenesia dovuta alla malattia.
Dopo aver visto i sintomi più comuni della malattia analizziamo i casi di regressione della malattia stessa.
I casi più comuni di regressione e trasformazione del malato in portatore sano sono dovuti alla pressione positiva esercitata dalla moglie o dalla fidanzata del malato. Queste spingono il malato a disintossicarsi fino a raggiungere la guarigione apparente.
In altri casi l'effetto non é cosi efficace e nel malato, pur regredendo, la malattia non scompare del tutto ma si ridimensiona a livelli più accettabili.
Altri casi di parziale guarigione, come ricordato precedentemente, si hanno al raggiungimento dell'età pensionabile, dove il malato libero dai vincoli del lavoro comincia a viaggiare disintossicandosi lentamente o velocemente grazie al cambiamento d'aria e alla distanza tra se e la fonte di contagio.
Alcuni malati hanno trovato giovamento della loro malattia con il crollo del mercato, alla malattia era associato un fiorente business che sfruttava gli eccessi di febbre, con perdita della ragione, di taluni malati con esborso di somme fantastigliardesime per esseri che altrimenti non si sarebbero potuti collocare se non con l'esportazione di massa.
Un'altra causa di attenuazione della malattia può essere provocata dal subentrare di altri guai fisici che costringono il malato a cure e a degenze in ospedale.
E' ovvio che in questo secondo caso non smettendo volontariamente il malato riprenderà quanto prima il vizio non appena le condizioni fisiche lo permetteranno.
Il soggetto geneticamente predisposto anche se apparentemente guarito rimane portatore sano della malattia, indipendentemente dal periodo in cui si manifesta per la prima volta la malattia, con casi non infrequenti di ricadute.
Dopo aver descritto i sintomi e aver discusso l'insorgere e la guarigione della malattia non rimane che dire:
"Malato é bello"
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