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NUOVE ROTTE
di Francesco Ferrario
Il cambiamento del clima e la distruzione degli habitat naturali hanno modificato le
abitudini degli uccelli.
Così alcune specie scompaiono dall’Italia mentre altre arrivano.
La ricercatrice Anna Mannucci recentemente ha pubblicato un saggio in cui si
evidenziano i cambiamenti di abitudini di molti uccelli avvenuti in questi anni per
via dei cambiamenti climatici.
Sembrerebbe che per prime siano state le capinere a cambiare abitudini migratorie.
Essendo i climi miti in aumento ovunque, hanno scelto paesi più ospitali.
Così una popolazione di capinere tedesche, andando verso nord-ovest (prima si dirigeva
a sud-est alla ricerca dei paesi caldi ), ha cominciato a svernare in Gran Bretagna dove il
clima è diventato più mite e dove è nota l’ospitalità degli inglesi che preparano mangiatoie
nei giardini per gli amici alati.
Anche la tortora comune in Francia occidentale ha cambiato abitudini: per sfuggire alla
caccia, da migratrice diurna è diventata notturna.
Altri volatili causa il riscaldamento globale del pianeta stanno cambiando i loro usi
anticipando il periodo di nidificazione di 2/3 settimane o come alcuni passeriformi che in
primavera partono dall’Africa diretti al nord senza più fermarsi in Sicilia.
Ma soprattutto assistiamo al fenomeno di uccelli migratori che arrivano in posti nuovi,
come esploratori e, se trovano le condizioni di sopravvivenza, si stabiliscono. nel nuovo
territorio.
Quest’anno in Italia vi sono stati segnali contrastanti, c’è qualche segnale positivo;
sono tornate le cicogne che ora, secondo la loro antica rotta migratoria, passano e si
fermano sulla nostra penisola; è tornata l’Albanella pallida, un rapace che ha ripreso
"vigore" grazie al crollo dell’agricoltura intensiva nelle steppe dell’Ucraina.
Meno buone notizie per i passeriformi, dal balestruccio alla capinera, dai tordi alle
cince, dal pettirosso al merlo, ai corvi, i cui problemi sono sia alla partenza in Africa,
per la desertificazione sia all’arrivo in Europa, dove l’agricoltura intensiva distrugge i
loro habitat, che nei luoghi di sosta dove trovano la "cementificazione", oppure sono facili
prede di cacciatori incontrollati.
Ma sulle loro antiche rotte incontrano anche cavi dell’alta tensione e impianti eolici:
mentre i migratori notturni sono disturbati dalle luci e resi ciechi si schiantano contro
fari, aeroporti, grattacieli.
LE NUOVE VIE - I flussi migratori
- Nel mondo 50 miliardi di uccelli migrano ogni anno
- Il record: la Sterna Codalunga (lunga 37 cm. Circa) percorre ogni anno 50.000 chilometri.
- Queste le principali rotte verso l’Europa:
- Da Ovest: dal Marocco lungo lo stretto di Gibilterra sulla penisola iberica.
- Dal Centro dal nord Africa alla Sicilia attraverso lo stretto di Messina lungo tutta
l’Italia per il nord Europa
- Dall’Est sul mare verso est volando attraverso Israele poi sopra il Bosforo.
I CAMBIAMENTI
- Tortora comune: da migratrice diurna è diventata notturna per sfuggire alla caccia.
- Capinera: ha cominciato a svernare in Gran Bretania dove il clima è diventato più mite.
- Nitticora: non migrano più a causa del riscaldamento globale.
IN ITALIA I RITORNI
- Cicogna: la Cicogna Bianca è tornata a nidificare in Italia, in passato era stata
sterminata dai cacciatori.
- Albanella pallida: questo rapace è tornato grazie al crollo dell’agricoltura
intensiva nelle steppe dell’Ucraina da dove proviene.
- Falco Pecchiaiolo: questa specie ora è protetta e quando passa sullo stretto di
Messina non deve più temere alcun pericolo.
- Nibbio Bruno: è tornato grazie a un maggiore controllo sul bracconaggio.
GLI ARRIVI
- Luì del Pallas: arriva nel sud Italia solo sporadicamente, ora è più diffuso a
causa dei cambiamenti climatici.
- Calandro Maggiore: E’ un esploratore e arriva più spesso in Italia a causa del
clima più caldo.
LE PARTENZE
- Rondine: in Africa subisce il processo di desertificazione, in Italia non trova
il suo habitat in cui fare il nido. Rispetto all’anno scorso è stato calcolato un 25-30%
in meno di presenze.
- Codirosso:Quaglia: non migrano a causa del mutamento climatico e dell’agricoltura intensiva
che distrugge il loro habitat.
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