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COLORI E PIUME (3a parte)
di Pierino Borelli
Collaborazione tecnica di: Di Michele dr. Angelo
CONSIDERAZIONI DA ALLEVATORE
Più volte ci sentiamo domandare, come allevatori di canarini, se l’ottenere così bei colori
può far male alla salute dei piccoli alati ? Alcuni ignorando completamente l’argomento si
schierano subito dalla parte del "naturale", cioè, criminalizzano l’uso dei pigmentanti.
Il mio pensiero è che l’uso dei pigmenti naturali, quali ad esempio il beta-carotene e la
cantaxantina, nelle giuste proporzioni non fa altro che mimare l’alimentazione naturale
degli uccelli. L’impiego di carotenoidi naturali ottenuti per sintesi, non credo possa
nuocere alla salute degli alati, non mi risulta che le varietà di canarini non a fattore
rosso allevate nelle medesime condizioni, ma senza l’integrazione di caroteni vivano di più.
Inoltre non ho mai notato deficit della visione nei miei soggetti per poter supporre una
alterazione dei pigmenti visivi.
D’altra parte la moderna scienza dell’alimentazione umana non fa altro che spingere al
consumo di frutta e verdura, dove sono contenuti carotenoidi e flavonoidi, sostanze indicate
per la prevenzione dell’arteriosclerosi e soprattutto dei tumori.
Comunque l’impiego di fonti naturali di carotenoidi, quali drupe e bacche, è arduo se
non impossibile, a causa della difficile reperibilità e della facile deperibilità di questi
vegetali.
La colorazione degli uccelli avviene durante la muta del piumaggio. E’ noto che la muta
è il periodo più a rischio per la loro salute, anche se è disponibile un’alimentazione
adatta, i soggetti che non vi giungono in perfette condizioni difficilmente riescono a
portarla a termine, soprattutto se sono in una condizione di sovraffollamento e cattiva
igiene. Nei canarini sani la muta avviene anche in 60 giorni.
La riduzione della quantità di semi nel periodo della muta e il necessario apporto di
grassi nell’alimento, per permettere l’assorbimento intestinale dei pigmenti liposolubili,
sono i maggiori problemi per la salute dei canarini durante questo periodo.
Il primo problema lo risolvo dando due volte al giorno piccole quantità di semi, così che
vengano presto consumate, questo per favorire la nutrizione con il pastoncino contenente i
pigmenti, che rimane sempre a disposizione. Il secondo problema riguarda la "grassatura" del
pastone secco, il cosiddetto pastoncino da muta; il poter disporre di un pastone sempre
fresco, privo dei fenomeni di irrancidimento dei grassi in esso contenuti è di fondamentale
importanza. Le confezioni di pastoncino da muta pronte all’uso in commercio sono di certe
dimensioni, sono aperti e magari conservati in ambiente poco fresco, il più delle volte
durano 7-10 giorni: Troppi, perché non si verifichi l’irrancidimento dei grassi!
Per ovviare a ciò i produttori impiegano antiossidanti che sicuramente diminuiscono di
molto il problema, ma secondo me non lo risolvono completamente. Io preferisco i pastoni
secchi a non alto contenuto proteico e a basso contenuto di grassi, da "grassare"
giornalmente con olio di mais e di lino. Eventualmente può essere utilizzato anche dell’olio
di pesce in misura non superiore al 10% dei grassi totali, poiché se in eccesso, potrebbero
comparire problemi di digestione e di ipervitaminosi D. Il tenore totale di grassi nel
pastoncino da muta non deve superare il 13% sulla sostanza secca. Inoltre impiego una
integrazione vitaminico-salina-aminoacidica in polvere per tutto il periodo della muta,
premiscelandola e senza esagerare con le dosi; il detto "è meglio abbondare invece che
deficere" il danno lo fa alla lontana.
Per quanto riguarda i caroteni indispensabili per la muta dei canarini a fattore rosso,
nei novelli l’integrazione la inizio dal 35° - 40° giorno di vita e la interrompo al termine
delle esposizioni, utilizzo: 1/3 di Beta-Carotene, 1/3 di Carofil-rosso, 1/3 di Cantaxantina
nella quantità di 6 gr. totali / Kg. di pastone.
Alzare questi dosaggi non dà benefici, ma aumenta le possibilità di ottenere effetti
dannosi, soprattutto sul lungo periodo. Invece, negli adulti la "colorazione" va dal termine
dell’allevamento dell’ultima nidiata fino al termine della muta e preferisco utilizzare
solo Beta-carotene e Carofil-rosso ma a metà dose, così facendo si esaltano quelle che sono
le qualità lipocromiche individuali, inoltre, con l’età la capacità di fissare i caroteni si
affievolisce.
Per ottenere il "massimo" dal piumaggio dei miei canarini pongo grande cura su ciascun
soggetto; per far questo il rapporto spazio-volume/numero di soggetti deve essere più grande
possibile.
Molto importante è permettere a tutti gli alati di poter fare il bagno quotidianamente.
CONCLUSIONI
La presenza dei vari pigmenti nella livrea degli uccelli è dipendente dall’alimentazione,
dall’esposizione ai raggi solari e soprattutto dalle caratteristiche genetiche della specie.
In natura le modificazioni del colore nell’ ambito di una stessa specie sono lievi o insignificanti
e le mutazioni che pur raramente si vengono a creare spontaneamente, difficilmente possono fissarsi
nel patrimonio genetico della specie, se non in tempi molto lunghi.
Al contrario, quando è l’uomo ad operare la selezione, in questo caso del colore, è più probabile
stabilizzare e fissare i nuovi caratteri fenotipici creando nuove varietà.
La moderna biologia molecolare può far molto per migliorare tutto il settore
ornitologico. Dallo studio dei pigmenti, in particolare dei carotenoidi contenuti nel
piumaggio di ciascuna specie, si potrebbero, poi valutare quali siano le affinità
"tintoriali" fra specie diverse od anche nell’ambito della stessa specie. Da ricerche di
questo tipo, inoltre, si dovrebbe trarre vantaggio nel tentativo di ottenere con
l’ibridazione F1 fertili, che con il reincrocio, permettano alla discendenza di
appropriarsi di nuovi colori.
Forse anche con le melanine potrebbe essere tentata una strada di questo tipo,
ma sicuramente risulterebbe molto più complessa.
Per favorire la colorazione in cattività delle specie di nuova introduzione nell’ambito
ornitologico è fondamentale la conoscenza di quali carotenoidi sono presenti nel piumaggio
e da quali vie biologiche si sono originati in natura.
Il futuro potrebbe essere stravolto dalla manipolazione genica, non mi stupirebbe che
al mondo ci sia chi si è già adoperato nel campo dell’ornitologia, magari per realizzare il
fatidico canarino blu.
Personalmente non vedo favorevolmente tali opportunità che la scienza ormai ci offre...,
ma credo che sia solo una questione di tempo. A riguardo, penso che ci si dovrebbe impegnare
fin da ora, perché l’accettare tali metodiche significherebbe, portando all’estremo le
conseguenze, creare i futuri campioni in laboratorio!
Ritengo che amare la natura voglia dire prima di tutto difenderla, salvaguardando
l’ambiente e quindi gli interi ecosistemi, per far questo bisogna conoscerla e
"rispettarla".
Bibliografia:
Buckley P.A.: Plummage and pigmentation.
In Petrak M.L.(ed): Diseases of Cage and Avian Birds 2nd ed, 1982.
Pass D.A.: The pathology of the avian integument: A review. Avian Pathology 18: 1-72, 1989.
Ritchie B.W., Harrison G.; Harrison L.: Avian medicine, principles and application, 1994.
Stradi R.: Il colore del volo. Ed. Solei Press, 1995.
Stryer L.: Biochimica, Zanichelli Ed., 2a Ediz. 1982.
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