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LA VERITÀ CHE FA MALE
di Dario Sironi
É una normale serata di tardo autunno quando, alla fine di un’intera giornata passata in allevamento, come consuetudine, durante la cena accendendo il televisore mi giungono cinguettii noti; alzo lo sguardo e mi ritrovo di fronte uno spettacolo che mi blocca lo stomaco.
Ancora una volta gli amici di “Striscia” hanno documentato l’ennesimo caso di maltrattamento animale, questa volta riguardante i nostri amici alati.
Contrariamente a quanto mi aspetto che venga documentato nel servizio del bravo Edoardo Stoppa, sempre puntuale nel denunciare il deprecabile modo in cui vengono tenuti animali in cattività, questa volta mi sembra di capire che l’obiettivo del servizio sia quello di rendere a tutti noto le vere motivazioni che inducono taluni personaggi a comportamenti delinquenzial nei confronti:
- in prima istanza della natura in quanto tale;
- in seconda della comunità civile appropriandosi indebitamente di un bene comune;
- in ultimo, ma non meno importante, azzerando in termini di apprezzamento di fronte alla pubblica opinione, l’enorme passione che muove la maggioranza di noi ornicoltori ad attuare quanto da tempo la nostra Federazione, con la propria attività, cerca di promuovere con il motto “Allevare è proteggere”.
Purtroppo, come spesso accade, anche questa volta si è fatto "di tutta l'erba un fascio". Sarebbe stato necessario spiegare, almeno questa volta, che accanto al bracconiere di turno, esistono anche tanti allevatori appassionati che detengono in piena legalità, cioè osservando regole stabilite dalla legge, esclusivamente soggetti muniti di anellino inamovibile, dunque nati in cattività.
La verità che ne deriva è che questi personaggi, che non possono certo essere definiti appassionati allevatori e ancora meno ornicoltori, come abbiamo capito agiscono con una finalità puramente speculativa.
Non sono altro che semplici procacciatori di quanto un mercato richiede sin dalla sua base, alla pari di chi fornisce droga o quanto altro di non legale, soddisfacendo una richiesta, con l’aggravante che per fare questo si danneggia un bene prezioso e comune quale è la natura che ci circonda.
Non possiamo nasconderci dietro un dito negando una siffatta realtà.
Tutti sappiamo infatti che alcuni “allevatori” di particolari specie di uccelli (non a caso quelle che sul mercato raggiungono quotazioni spesso di elevata valenza), non disdegnano certo di acquistare esemplari sprovvisti di anello di identificazione che dia una garanzia di legalità di provenienza, nella speranza che dal loro utilizzo possano poi trarre, a loro volta, beneficio economico.
La passione e l’amore che la stragrande maggioranza di noi infonde nell’espletamento dell’hobby preferito non possono che indurci ad avere, nei confronti di siffatta realtà, una duplice reazione:
- prendere le distanze da certi personaggi condividendo ed accettando regole eticamente compatibili con il rispetto sia della natura sia delle norme comportamentali che noi stessi ci siamo date;
- promuovere, sia a livello delle singole Associazioni, ma soprattutto e di conseguenza, a livello Federale Nazionale, forme di autodisciplina più rigide.
A proposito di Federazione, riconoscendo le enormi difficoltà che si riscontrano nell’accedere al mondo mediatico, dobbiamo nostro malgrado constatare che a distanza di qualche mese troppo poco o nulla sia stato possibile fare per chiarire all’opinione pubblica che quanto visto rappresenta un aspetto negativo del mondo della ornicoltura, per fortuna marginale, alla pari di quanto avviene in ogni contesto sociale.
Per quanto riguarda il nostro amico “Gabibbo” siamo stati autorizzati a pubblicare (cosa che facciamo qui di seguito) quanto un carissimo amico ha inviato alla redazione di Canale 5, il cui contenuto ci sentiamo di condividere pienamente, con la richiesta di dare la dovuta rilevanza alle precisazioni contenute nel documento.
“Caro Gabibbo, mi chiamo Gianpietro Falaguasta allevo particolari canarini da canto (discendenti da quelli che nelle miniere salvavano la vita ai minatori) e sono Consigliere Nazionale della F.O.I. (Federazione Ornicoltori Italiani).
Sono farmacista e biologo ed allevo canarini da quando avevo 9 anni (oggi sono 66). I miei “pavarottini” vengono da me definiti “dolci creature”: immaginate quanto sia rimasto esterrefatto vedendo il Vostro servizio, purtroppo non sorpreso.
Quanto da Voi fatto vedere rappresenta un fenomeno diffuso e nasconde (neanche tanto) un giro d’affari impressionante.
Personalmente ritengo sia dolce sentir cantare i cardellini e tante altre specie nel loro habitat e solo se c’è pericolo di estinzione (vedi l’incontrollato numero di “corvidi” che fanno strage di nidiacei) è bene allevare in cattività. Il nostro motto è “ALLEVARE È PROTEGGERE” (il Cardinalino del Venezuela sarebbe scomparso senza il nostro intervento). E’ meraviglioso sentir cantare un usignolo la notte, in questo periodo: in gabbia perderebbe tutto il suo fascino, quel fascino che ha ispirato anche i Poeti.
Per i canarini il discorso è diverso, dato che il “danno” è stato fatto oltre 600 anni fa (un quadro d’epoca rappresenta una Nobildonna napoletana con un canarino su una spalla), per cui si sono modificati ed hanno modificato il loro istinto, al punto che se venissero liberati, andrebbero verso una morte sicura. E’ come se noi domani andassimo a vivere nelle caverne come gli uomini primitivi!
Siccome nel servizio ho notato anche la presenza di canarini, non vorrei fosse fatto l’errore di liberare anche quelli.
Esistono bracconieri ed Allevatori che si dedicano con passione all’allevamento: per colpa di certe persone senza scrupoli, si finisce per infangare anche coloro i quali si dedicano con vera passione rispettando la Natura e le sue Creature.
Accanto a quelle persone, dal comportamento riprovevole, c’è anche chi, come lo scrivente, cerca di trasmettere la gaiezza dei propri canarini alle persone anziane, ai bambini ed in generale alle persone che soffrono. Le melodie dei miei “pavarottini” rallegrano gli animi e distraggono la mente, facendo sì che le persone traggano notevoli vantaggi.
Non vorrei che, per colpa dei cretini, mi fosse un giorno impedito di donare gioia ed allegria a determinate persone
Potrei parlare per ore, portando esempi concreti: se vorrete contattarmi, Vi lascio in calce i miei recapiti e se vorrete fare “un viaggio nell’Eden” ascoltando le melodie dei miei canarini, sarò ben lieto di farVi conoscere e far conoscere anche il lato buono, formato da una realtà molto, molto diversa da quella presentata nel servizio agghiacciante (purtroppo reale) di ieri sera.
Aggiungo che fra le varie Federazioni esiste anche la F.O.I.-ONLUS che esiste da oltre 60 anni.
Cordialmente,
Gianpietro Falaguasta.
P.S. L’offerta dell’amico Gianpietro è stata favorevolmente accolta con la trasmissione di un servizio al riguardo al TG5 del 20/12 ore 13.
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