L'Informatore Alato

Febbraio 2007, gli Articoli on WEB:


UN BICCHIERE D'ACQUA PULITA
di Dario Sironi

All’inizio di questo nuovo anno, tralasciando per un attimo di voler entrare nei soliti argomenti attinenti le eterne problematiche che investono il nostro passatempo preferito, vorremmo prendere in considerazione un aspetto particolarmente importante che caratterizza i rapporti di amicizia che necessariamente vengono a stringersi fra persone presi da una comune passione o da un reciproco interesse.
Non siamo filosofi e certamente non culturalmente all’altezza di definire il termine “amicizia” nei dovuti modi, ma ben consapevoli che ognuno possa attribuire al termine un significato del tutto personale, vorremmo tentare di analizzare alcuni dei suoi aspetti nella speranza di non cadere in considerazione retoriche e di poco interesse.
Ogni periodo della nostra esistenza è caratterizzato da questo sentimento: nei primi anni di vita già si sente la necessità di avere qualcuno che, al di fuori del nucleo familiare, ti consenta di esprimere i tuoi desideri magari soltanto limitandosi ad ascoltare quello che tu dici o dando la propria disponibilità a collaborare nello svolgimento di un gioco o di una marachella. L’amico è sempre pronto a condividere con te interessi, paure e segreti, ed il sentimento derivante dal rapporto con lui assume in questa fase la sua espressione più pura. Un giorno però quale conseguenza di un rimprovero ti senti tradito allora colui che consideravi amico ora non lo è più e non ti resta che cercarne un altro.
Il personale atteggiamento nei confronti del rapporto di amicizia ha subito un duro colpo. Come una goccia di inchiostro nero in un bicchiere d’acqua pulita ti accorgi che il sentimento nobile comincia ad inquinarsi, così ti predisponi affinché il prossimo non sia più tale.
Passano gli anni, le tue conoscenze si allargano, ma il bisogno di un amico fortunatamente non scompare, anche se le difficoltà a stringere legami leali e sinceri non mancano.
Diverso è l’incontro con le ragazze del tuo gruppo di coetanei perché cerchi di stringere rapporti, ma poi ti accorgi che oltre un certo limite entra in gioco un altro sentimento più forte e che ti spinge oltre l’amicizia.
Nell’ambiente di lavoro devi fare i conti con l’atteggiamento dei colleghi i quali, come avviene anche per te, sono presi dalla frenesia del successo personale e magari pronti ad utilizzare ogni strumento a disposizione, compreso le relazioni personali pur di precederti nella carriera.
Se hai avuto la fortuna di esserti potuto creare un tuo mondo è nell’ambito della famiglia che allora cerchi e a volte ti illudi di trovare risorse fresche per renderti significativa la vita. Presto però ti accorgi che il rapporto con i tuoi familiari, pur di fondamentale e primaria importanza per dare un senso alla tua esistenza, è tutt’altro che semplice e richiede una continua costruzione tra mille esigenze e responsabilità.
Il tempo passa inesorabile; i figli si sono fatti grandi; la tua vita lavorativa è giunta al suo epilogo. Libero da ogni genere di impegno cominci a pensare che forse valga la pena di svuotare quel bicchiere di acqua sporca.
I tentativi di surrogare la necessità di avere un rapporto di amicizia assumono atteggiamenti misantropi. Atteggiamento che anche la moglie ti rimprovera vedendoti costantemente impegnato nell’attività di allevare quattro uccelletti. Forse neppure questo passatempo riesce ad avere su di te un effetto positivo. Allora la maturità che ti è data dagli anni trascorsi e dalle tante esperienze fatte ti portano inesorabilmente a farti un piccolo esame di coscienza, scavando nei meandri della memoria, per riconsiderare che nel bicchiere sono cadute anche gocce d’inchiostro originate dai tuoi stessi negativi atteggiamenti.
A conferma di quanto viene generalmente affermato che con il passare degli anni si ricordano più lucidamente fatti remoti che avvenimenti recenti andiamo a ricercare nella memoria quali possono essere state le causa dell’interruzione di vecchi rapporti di amicizia e con nostra sorpresa scopriamo che le gocce d’inchiostro avevano i nomi di invidia, ingratitudine, interesse personale, desiderio di supremazia, superbia e che soprattutto il contagocce è stato spremuto anche da noi.
Forse la vita è come un orologio: quando la lancetta delle ore dopo aver fatto un giro completo si avvicina a segnare un nuovo giorno e quella dei minuti ritarda a raggiungerla, è di conforto approfittare del poco tempo disponibile per ritornare al primitivo istinto di quell’acqua pura per dissetarci quando il tramonto del nostro giorno farà preludio ad una nuova alba.

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