L'Informatore Alato

Febbraio 2002, gli Articoli on WEB:


CURIOSITA`
di Francesco Ferrario

Gli studiosi per valutare in modo scientifico l’intelligenza degli animali si basano sul cosiddetto "coefficiente di encefalizzazione" che è dato dal rapporto fra peso del corpo e peso del cervello .
Negli uomini tale valore è in media 7,5. Negli uccelli il più alto valore del coefficiente si trova nei pappagalli (0,234), mentre il più basso è proprio nella famiglia dei galliformi a cui appartengono le galline.
Infatti, secondo i ricercatori , questi animali hanno un coefficiente di encefalizzazione pari a 0,036.
Altra curiosità è la facilità con cui è possibile ipnotizzare questi soggetti basta infatti mettere la gallina a fissare una striscia bianca disegnata sul terreno.
Dopo pochi minuti la gallina dovrebbe rimanere immobile.

Anche i polli guardano la TV.

Secondo alcuni ricercatori scozzesi le immagini televisive e video riducono l’ansia e i comportamenti aggressivi nei polli allevati in batteria.
Bastano delle modeste animazioni video per limitare disturbi comportamentali, quali lo strapparsi le piume e l’automutilazione.
Bryan Jones e Colette Clark, dell’istituto Roslin, che ha sede nei pressi di Edimburgo, hanno presentato a polli e pulcini delle animazioni video, simili a quelle che compaiono sui normali schermi da computer per 10 minuti al giorno.
Dopo tre giorni i volatili sono diventati dei telespettatori appassionati e non appena iniziano le trasmissioni, si precipitano come razzi e cominciano a gironzolare davanti allo schermo del televisore.
Questo esperimento, commissionato anche dalle ditte produttrici di animali, fa parte di un progetto per lo studio del comportamento animale, con l’intento di cercare modi per ridurre la sofferenza e l’aggressività negli animali costretti a vivere in spazi limitati.
L’eccessiva aggressività molte volte è causa di decesso tra gli stessi animali.
Dagli studi sembrerebbe che, per ora, le immagini che procurano il massimo relax ai gallinacei siano i "pesci" e i "tostapane volanti'.

DICONO CHE PORTI FORTUNA

Qualche volta sarà capitato anche a voi di essere colpiti da quella sostanza "bianca" notevolmente fastidiosa per noi e per i nostri abiti che gli uccelli ci scaricano addosso da grandi altezze.
Gli studiosi dicono che è un comune errore credere che la materia bianca prodotta dagli uccelli siano feci, in quanto in realtà si tratta di urina.
Gli uccelli secernono acido urico invece di urea poiché si tratta di un solido insolubile.
In questo modo, urinando evitano di sprecare acqua e questo è uno dei tanti processi adattativi per mantenere un buon rapporto potenza - peso.
Si dice anche che lo fanno da una grande altezza poiché da altezze minori sarebbe troppo facile per loro colpire il bersaglio, forse non ci troverebbero gusto.

LA PITTINA VOLA LEGGERA

Gli uccelli migratori che coprono grandi distanze consumano parte del loro intestino, reni e fegato per ridurre il peso corporeo.
Così dicono i ricercatori che hanno studiato la Pittina minore (Limosa lapponica).
Theunis Piersma, dell’Università di Groninga, in Olanda e Robert Gill, dell’Ufficio statunitense per le prospezioni geologiche di Anchorage, in Alaska, hanno messo a confronto il peso degli organi interni di una sottospecie di questo uccello che migra in Nuova Zelanda dopo essersi riprodotti in Alaska: un volo no stop di circa 11.000 chilometri.
E’ risultato che questi uccelli delle dimensioni di un gabbiano, prima di iniziare la migrazione fanno una riserva di grassi pari al 55% del loro peso corporeo.
I ricercatori hanno scoperto che, per compensare l’aumento di peso, le Pittime riducono del 25% le dimensioni degli organi dell’apparato digestivo, conservando solo quello che è necessario per poter riprendere a nutrirsi, quando saranno arrivati a destinazione, e quindi ricostruire i loro organi interni.

La "MERLA" i miti dei giorni più freddi secondo le tradizioni popolari.

Alla fine di gennaio si ricorda il cuore dell’inverno, ma non tutte le date coincidono, da Lodi a Cremona a Bergamo ogni provincia ha riti e leggende diverse.
Il mondo contadino aveva un proprio linguaggio poetico per tramandare la memoria degli eventi meteorologici e, quando nel cuore dell’inverno nel periodo di massimo gelo la fiamma del fuoco non bastava a riscaldare, il ricordo di inverni più freddi era affidato a storie diverse da territorio a territorio, ma tutte sostanzialmente uguali.
I giorni più freddi dell’anno che ricorrono tra la fine del mese di gennaio e i primi di febbraio vengono comunemente definiti "i giorni della merla".
Nel Milanese e nel Cremonese sono detti "giorni della merla" gli ultimi tre giorni di gennaio mentre i cultori di tradizioni popolari Antonio Tiraboschi e Gabriele Rosa (autori di fine ottocento) affermano invece che nella Bergamasca e nel Bresciano cadono fra gennaio e febbraio.
A Milano si narra la leggenda che attribuisce a Cornelio Mrula, sacerdote di Giove, la riforma del calendario per incarico di Cesare.
Egli avrebbe tolto tre giorni a Febbraio e li avrebbe uniti a gennaio: i giorni Di Mrula sono col tempo diventati i giorni della merla.
Nel Cremonese e in altri territori bagnati dal Po, dove pure i "giorni della merla" sono gli ultimi tre di gennaio, si narrano leggende diverse.
Si racconta che un contadino, attraversando il grande fiume gelato, con il suo carro trainato dalla cavalla di nome Merla, a causa della rottura dello strato di ghiaccio sia stato inghiottito dalle acque.
Una variante a questa tradizione è quella che alcuni soldati sarebbero precipitati in acqua mentre attraversavano il Po trascinando un cannone detto Merla.
Tiraboschi scriveva a proposito delle tradizioni della Bergamasca che nel tempo in cui i merli erano di colore bianco, si ebbe un gennaio nitidissimo e caldo.
Una merla audace scherzando si fece beffa del mese che, indispettito mandò d’improvviso un grande gelo.
Non fu una minaccia vana, in quei tre giorni il freddo fu così rigido che la merla dovette cercare rifugio in un camino da dove uscì nera.
Gabriele Rosa annotava, per il Bresciano, che gli ultimi due giorni di gennaio e il primo di febbraio, chiamansi della merla a causa di un freddo intenso che costrinse, per salvarsi, una merla bianca ad appiattirsi in un fumaiolo da dove uscì di colore nero.
Nel Lodigiano, dove pure i giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio, si racconta che in un inverno tanto freddo da gelare le acque dei fiumi un giovane sia riuscito ad attraversare l’Adda per recarsi a sposare l’amata, ma quando la giovane coppia camminò sulla lastra gelata del fiume per raggiungere la loro nuova casa, il ghiaccio si ruppe e la sposina, di nome Merla, annegò.
Una diversa versione racconta di una ragazza che per ottenere dai genitori il consenso a sposare l’innamorato, dormì tre notti al freddo sul tetto di casa abbracciando, per riscaldarsi, un camino.
La terza mattina fu trovata affumicata e stecchita come molti merli morti per il freddo.
In altri tempi, per propiziare la fine della stagione fredda, i canti dei merli si incrociavano con quelli di gruppi di persone disposte sulle due sponde dell’Adda.
Il rituale culminava la sera del 31 gennaio, quando la nebbia avvolgeva tutto il paesaggio e grandi fuochi si accendevano su entrambi gli argini.

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