|
IL LUCHERINO
di Luigi Corbetta
Ero ancora un ragazzino quando per la prima volta ho fatto conoscenza con questo simpatico e grazioso uccellino. Mi ricordo che terminate le scuole, per la mia promozione come premio mi fu regalato un bel maschietto di lucherino ancestrale (canduelis spinus) maschio, perché il dimorfismo tra i due sessi si evidenza in modo veramente diverso nel piumaggio, giallo nel maschio e grigio nella femmina.
A quei tempi di mutazione neanche se ne sentiva parlare e così da quel giorno tanto lontano è nata in me ed è rimasta per sempre la grande passione per tutti gli uccelli in generale, con una larga preferenza per gli indigeni.
Con questo lucherino, qualche tempo dopo, accoppiato ad una canarina domestica dai colori giallo e verde (allora i canarini in circolazione erano tutti o quasi “bastardini”, chiamati così per il loro piumaggio di colori diversi) ottenni i primi ibridi della mia vita e la prima grande gioia di vedere i loro piccoli pulcini appena nati dentro il loro nido.
Mi sembrava di sognare! Da quella mia prima esperienza, il nostro amico lucherino è sempre stato presente in casa mia prima e nel mio allevamento dopo, quando ho cominciato ad allevare canarini ed esotici.
Ho sempre avuto un debole e tanta passione per l'ibridazione; in questo difficile campo, il lucherino in questi anni (e sono tanti) mi ha sempre dato delle belle soddisfazioni perché accoppiato, oltre alle solite canarine, a delle femmine di specie diverse come: verdona, cardellina, organetta, canarino ventregiallo (o sant'elena), mi ha sempre regalato degli ibridi da presentare senza problemi alle mostre ornicolturali, alcuni anche con ottimi risultati.
Nell'ibridazione ho sempre usato il maschio di lucherino anche se nel momento del suo estro è un po’ troppo aggressivo nei confronti della sua compagna e alcuni hanno la tendenza a bucare le uova oppure a sfilacciare il nido mentre la femmina sta covando. La femmina invece è un po' restia a costruire il nido e di conseguenza a deporre le uova; certe volte poi le depone sul fondo della gabbia oppure nelle mangiatoie senza poi preoccuparsi di covarle.
Da qualche anno, dopo avere fatto richiesta ed ottenuto l'autorizzazione per la detenzione allo scopo amatoriale di questi meravigliosi carduelidi, mi sono procurato due coppie già nate in cattività e ho così cominciato l'avventura ad allevare questi graziosi e simpatici uccellini.
Posizionate le due coppie in due volierette all'aperto bene infrascate con rametti di pino, con due porta-nidi per ognuna (quelli usati solitamente per canarini con il cestino in vimini) ho avuto qualche problema con una delle coppie mentre l'altra mi ha subito dato cinque novelli, felicemente svezzati, dalle otto uova deposte in due covate.
Questa coppia ha imbeccato con tanto amore i suoi piccoli fino a circa trentacinque giorni per poi prendersi cura dell'altra nidiata.
Come alimentazione ho sempre usato il solito miscuglio per canarini aggiungendo a parte dei semi misti: perilla e lattuga bianca, niger, canapuccia, semi di ortica e sempre appesa all'interno della gabbia, una spiga di panico sulla quale, a testa in giù, si divertono anche a beccuzzare i semi.
Nel periodo della riproduzione poi, tarassaco o dente di leone a volontà, cicoria fresca, qualche pinolo e due volte al giorno (mattina e sera) dei cagnotti bianchi, quelli usati per la pesca, bolliti per tre minuti circa, acqua fresca e tanta pulizia.
Certo però che oggigiorno con l'emancipazione che c'è stata, con tutte le mutazioni (bruno, agata isabella, pastello, singolo fattore, doppio fattore, portatori e chi più ne ha più ne metta), ottenute e fissate da allevatori specializzati ed esperti, il nostro lucherino ancestrale è un po' sorpassato o scaduto di moda, così sono rimasti in pochi ad allevarlo, anche perché il suo valore commerciale (se così si può chiamare) è una miseria nei confronti dei suoi più illustri derivati mutati e la speculazione del “dio denaro” esiste eccome, anche se in questo hobby non dovrebbe esserci.
Comunque resta sempre uno dei più belli fra gli indigeni di piccola taglia.
Il maschio con quella calottina nero lucido sulla testina che fa contrasto con tutto il giallo del petto che scende fino giù al basso ventre e quelle simmetriche striature sul giallo verde del dorso fino alle remiganti; la femmina invece è meno appariscente del maschio, col piumaggio più chiaro e grigiastro, però anche lei ha una simmetria sul dorso ben disegnata che la rende tanto graziosa.
Il lucherino in natura nidifica anche da noi sugli Appennini settentrionali, sulle Alpi e su tutto il resto del Nord Europa per poi lasciare questi posti in autunno e svernare in Sud Africa e Medio Oriente.
Grazie a questa sua distribuzione geografica viene anche definita specie eurasiatica.
In primavera ritorna ancora nel nord Europa dove si formano le coppie e tempo permettendo vengono portate a termine due ed alle volte anche tre covate. Fino a qualche anno fa il lucherino durante il passo autunnale, in modo particolare, veniva catturato con facilità perché essendo una specie di indole socievole e molto curiosa, veniva attirato dal richiamo dei suoi simili già in gabbia e preso in trappola persino sui balconi delle case.
Attualmente penso che non ci sia più nessuno che faccia questo tipo di cattura anche perché è proibita dalle leggi, come giusto che sia. Nonostante tutto e considerando il doppio passo migratorio a secondo delle annate, nella zona in cui abito posso affermare che è sempre presente in buon numero.
Io mi auguro di poter continuare
ad allevare questi simpatici uccelli e ritengo che questa specie merita degli aggettivi che altri uccelli non possono avere.
|