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GENETICA IN ALLEVAMENTO e CONSIDERAZIONI SUGLI STANDARDS
di Giovanni Goj
La genetica è importante in qualsiasi attività selettiva noi effettuiamo. Nel settore zootecnico è necessaria una rigida e corretta applicazione delle conoscenze genetiche. I modelli applicati sono i cosiddetti “modelli infinitesimali”, particolari procedure matematiche che consentono di giungere a stabilire un indice (positivo o negativo) che fornisca un valore ad una determinata caratteristica di un animale. Le metodiche applicate in zootecnica richiedono però elevati numeri di animali analizzati, controlli funzionali… I caratteri selezionati sono solitamente non troppi. Esempio è nella frisona la quantità di latte, la percentuale di proteina e di grasso… Successivamente si ricavano, per esempio, degli indici economici aggregati per stabilire quale associazione dei tre indici (quantità latte, proteina, grasso) è la migliore economicamente. Grazie ad altre procedure possiamo però trovare un’associazione ottimale fra tre grandezze anche non solo in termini economici. In sintesi riusciamo a misurare in questo modo i fenotipi che ci interessano, e siamo così in grado di modificare la media di popolazione in base ai nostri interessi.
Una possibile applicazione di una genetica di questo tipo sarebbe anche auspicabile nel nostro settore. Tuttavia ci sono problemi fondamentali. Per esempio la selezione non sarebbe più facoltà del singolo allevatore, bensì di un organo apposito che elaborando gli indici fornisce le basi fondamentali per l’applicazione (delegata agli allevatori) della selezione. Anche problemi di ordine tecnico, legati alle modalità di riproduzione degli animali, che non staremo qui a descrivere, possono ostacolare questo tipo di selezione.
La selezione oggi applicata dagli allevatori di uccelli ornamentali presenta un rendimento più o meno buono. Spesso però le conoscenze in merito alla selezione sono scarse o approssimative. Tutto ciò denota una minor velocità di “evoluzione artificiale” della specie. Bisogna tener conto di vari fattori per effettuare una corretta selezione dei nostri animali.
Due di questi fattori sono in particolar modo trascurati dagli allevatori: la rusticità e la prolificità. Troppo spesso, nell’osservanza di standard abbastanza spinti, si finisce per trascurare e danneggiare la specie detenuta.
Una cosa che mi fa spesso sorridere è il credere che i nostri animali in cattività possano in seguito essere utilizzati per la reintroduzione. Non è così. Dal momento in cui l’allevatore tiene in gabbia per più generazioni degli animali, comincia a modificarli. Quindi tre problematiche vi sono alla reintroduzione: genetiche, sanitarie e d’adattamento. La modificazione genetica dei nostri animali (mutazioni…), la possibilità di infezione da parte di germi non usuali nell’ambiente naturale (selezionati anch’essi durante la vita captiva), e la mancanza di esperienza legata alla “fiducia” verso l’uomo, rendono questi animali d’allevamento non reintroducibili.
Per fare ciò sarebbero necessari ceppi appositi di animali, non selezionati, mantenuti alla loro naturale selvatichezza in ogni senso. Ma questi sono programmi difficili e costosi.
Un’ultima mia osservazione sulla selezione nel campo amatoriale è questa. Gli animali hanno una propria natura, una struttura anatomo-fisiologica che è frutto di centinaia di migliaia d’anni di selezione naturale. Quando si elaborano gli standard o si decide di selezionare, bisogna tener conto anche di quest’aspetto. Personalmente non condivido la selezione indiscriminata, la violazione della natura dell’animale. Per esempio i Diamanti mandarino. Ormai sembrano più galline all’ingrasso che
animali belli. Tutto per la mania del gigantismo (immotivata). Guardateli bene, soffiate tra le penne. Troverete masse adipose nel ventre, nella zona anteriore allo sterno. E il bello è che non ci si rende conto che questi animali sono inevitabilmente brutti (tranne rari casi). Un invito che faccio a tutti gli allevatori è quello di selezionare col proprio cervello e buon senso. Oltre a questo sarebbe interessante lasciare libera la fantasia dell’allevatore nel “creare” propri ceppi, magari nuove razze. Gli standards elaborati da chi di competenza, non fanno altro che rendere ciechi gli allevatori verso ogni individualismo e capacità di creare qualcosa di bello. E’ inutile inseguire standards talvolta talmente assurdi che non saranno mai raggiunti. Altrimenti, a questo punto, posso anche disegnare un Diamante mandarino a forma di falco, ma certamente non diverrà mai così!
Auguro a tutti un buon anno nuovo ed invito a fare del nostro hobby un’arte dove possa essere creato qualcosa di diverso dal solito.
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