L'Informatore Alato

Febbraio 2002, gli Articoli on WEB:


MOSTRE ORNITOLOGICHE: RISCHIO DI "ESTINZIONE"?
di A. P.

Nello scorso anno, ben 5 Associazioni lombarde non hanno organizzato la loro Mostra Ornitologica annuale, già programmata e in calendario.
Su 20 Associazioni lombarde affiliate alla F.O.I., le Mostre effettuate nel 2001 nella regione - tenuto conto altresì del fatto che in un caso due di esse si sono unite nell’organizzazione - si sono ridotte a 10, di cui una sola Federale, quella di Como, sede del Campionato Regionale Lombardo.
È un dato preoccupante, anzi, molto preoccupante, se si pensa che alcune di queste Mostre erano non solo tradizionali, ma quasi istituzionali (vedi, per esempio, Milano).
Quali le cause? Si è detto e scritto tanto su questo argomento, e tanto si dirà e si scriverà forse ancora, però di concreto finora non è stato fatto molto - o meglio, nulla - per porre rimedio e risolvere, in tutto o almeno in parte, questi problemi.
Le componenti che ostacolano, oggi più che in tempi passati, la realizzazione di una Mostra Ornitologica sono molteplici e a tutti note: il locale, le autorizzazioni, i costi, il personale.
Il locale. Qualche anno fa era più facile reperire un locale, tanto è vero che ogni Associazione, anche piccola, riusciva a realizzare la sua Mostra. Poteva essere una palestra, un salone di un istituto privato, addirittura una struttura prefabbricata: qualcosa si trovava sempre.
Ora non è più così: le palestre non vengono concesse sia per il timore di veder rovinare i costosi pavimenti, sia per un mal riposto senso di igiene sanitaria o di cultura animalista che ormai pervade ed etichetta ogni nostra iniziativa in senso negativo agli occhi dell’opinione comune.
Altre strutture che possono essere adatte per altre manifestazioni - mostre canine, feline ecc - per i nostri scopi non sono idonee, vuoi perché il locale non ha luce naturale, vuoi perché non è riscaldabile, vuoi perché non ha spazi sufficienti.
E così spesso si è costretti - come è anche il caso della nostra Associazione - a migrare in altre località più o meno vicine, con i notevoli disagi, e costi, che si possono immaginare.
Le autorizzazioni. In altri tempi erano assai meno complicate, meno "ossessive", forse più "comprensive". Ora, sicuramente a ragione, sono diventate più adeguate alle ragioni che le hanno promosse, e pertanto la loro applicazione è più rigorosa e può creare ulteriori appesantimenti operativi e amministrativi.
Le norme sanitarie, in particolare, anche a seguito delle note vicende epidemiche del recente passato, si sono ancora più inasprite, con conseguenti maggiori oneri gestionali.
I costi. Questa è attualmente la voce preminente nell’economia delle manifestazioni, quella che più - ed anche in conseguenza - delle altre osservazioni, condiziona in modo predominante, e quindi determinante, la realizzazione di una Mostra.
Questa voce ha rappresentato la causa prima delle mancate effettuazioni delle Mostre nella scorsa stagione, ma sarà sicuramente, a nostro avviso, quella che condizionerà in modo ancor più negativo quelle di quest’anno.
Citiamo, tra l’altro e in particolare, il costo dei Giudici che tornerà ad essere pesantissimo per ogni Associazione - e questa volta senza possibilità di scelta - dal momento che non esisterà più la distinzione sino ad ora vigente sul tipo di manifestazione e, di conseguenza, la differenziazione del costo dei Giudici a seconda della loro qualifica.
La Lombardia, ormai da diversi anni, è stata costretta a rinunciare alle Mostre Federali proprio per l’onerosissimo costo della voce "Giudici", e quindi ora possiamo ragionevolmente prevedere che con la nuova normativa proposta molte altre Associazioni si troveranno in estrema difficoltà nel realizzare la Mostra.
Anche perché, più di tanto, non possono essere aumentate le quote d’ingabbio, per evitare il fenomeno di regressione degli ingabbi stessi.
Del resto - e questo lo abbiamo già sottolineato in altra occasione - non riusciamo ancora a comprendere come alcune Associazioni possano sostenere i costi di una Mostra Federale con un ingabbio che non supera nemmeno i 2000 soggetti. Lo scorso anno, per esempio, su 27 Mostre Federali, ben 16 sono state quelle che hanno ingabbiato meno di 2000 soggetti, e, tra queste, 3 addirittura non hanno raggiunto i 1000 soggetti ingabbiati, e una appena 1007!
Il personale. Anche questa voce ha ora assunto un peso notevolissimo nell’economia dell’organizzazione. Fino a qualche tempo fa la collaborazione gratuita e disinteressata dei Soci era numerosa ed entusiastica. Ai giorni nostri sono cambiate molte cose, ma soprattutto è venuto meno quel senso di appartenenza e di partecipazione alle attività associative, indispensabile per la realizzazione di ogni iniziativa.
Siamo diventati più egoisti e meno disposti al sacrificio ed alla collaborazione: i generosi diventano sempre meno, tanto che si deve ricorrere sempre più a personale esterno - che deve essere quindi retribuito - con conseguente aggravio dei costi di gestione.
Ma, dopo aver richiamato questi noti problemi, bisogna però poter formulare qualche proposta, poiché altrimenti si rischia veramente di vedere scomparire definitivamente - e in tempi nemmeno troppo lontani - quel patrimonio di cultura e di tecnica ornitologica e ornicolturale unica e preziosa che è rappresentato, appunto, dalle Mostre Ornitologiche.
E la F.O.I. a questo deve pensare seriamente, poiché non può più ignorare un problema che ora è ormai diventato estremamente contingente.
Uno degli aspetti che, a nostro avviso devono essere modificati, è il costo dei Giudici. Il costo dei Giudici che, come sopra richiamato, è ormai diventato pesantissimo, non può e non deve gravare sulle Associazioni per non condizionare una delle sue più importanti attività istituzionali E’ la Federazione che deve assumere questo onere: almeno per la sua parte preponderante, quasi esclusiva.
Per far questo una soluzione va trovata, anche con provvedimenti che possono risultare impopolari, se visti in modo egoistico e di parte.
Si potrebbe anzitutto considerare la possibilità di un aumento della quota annuale che ciascun Socio paga alla F.O.I., idea questa non certo nuova né priva di pareri discordi, che però ora deve trovare una pratica realizzazione senza ulteriore dilazione: in effetti è ormai troppo tempo che la quota è rimasta ferma, malgrado le necessità dei tempi siano cambiate ed aumentate; un giusto adeguamento sarebbe sicuramente compreso ed accettato dai Soci, in vista di un miglior servizio per tutti.
Un’altra possibilità che, pur non essendo farina del nostro sacco, condividiamo ed appoggiamo con convinta partecipazione è un aumento del costo degli anelli a scaglioni progressivi, stabilendo un minimo gratuito per i piccoli allevatori ed aumentando in modo proporzionale, a scaglioni, il costo per gli allevatori che richiedano quantità di anelli più significative. Un allevatore che richiede un forte numero di anelli deve necessariamente partecipare in modo maggiore ai costi di gestione della Federazione: è, se vogliamo, un po’ il principio delle tasse, che devono essere proporzionali ai redditi delle persone.
La Federazione - come del resto le Associazioni - per poter svolgere la propria attività senza condizionamenti né dipendenze, deve poter reperire i fondi necessari principalmente dai suoi Soci.
Anche perché, se ricorre ad altre fonti - pur legittime e/o necessarie - rischia comunque di esserne in qualche modo condizionata o limitata, come per esempio nel caso di "Italia Ornitologica", dove la pubblicità rappresenta ormai più del 30% del suo contenuto.
Non sottraiamoci al dovere di aiutare anche economicamente, per quella parte modesta che compete a ciascuno di noi, la nostra Federazione: la metteremo in grado di meglio operare nell’interesse di tutti.

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