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ANATOMIA E FISIOLOGIA DEL COLOMBO VIAGGIATORE
di Enrico Colnago
Posizione tassonomica del colombo viaggiatore
Le attuali razze di colombo domestico, dal punto di vista sistematico vengono classificate
come Columba Livia forma domestica. In vecchi trattati tassonomici, principalmente
di area geografica inglese, è però possibile trovare altre denominazioni quali
Columba Tabellaria.
Questa particolare denominazione si riferisce all'utilizzo di tali razze come portatrici
di messaggi.
Il genere "columba" comprende tutti i tipi di colombi, un complesso di specie assai
numeroso, oltre cinquantuno, e ad amplissima distribuzione geografica.
Dal punto di vista tassonomico, non molto distanti dal genere "columba" sono il Colombaccio
e la Colombella che potrebbero aver contribuito ad originare le attuali razze domestiche.
Dal punto di vista fisiologico, i caratteri peculiari dei columbidi sono il modo di
abbeverarsi e la produzione di "latte". I colombi bevono immergendo il becco nell'acqua ed
aspirandola, caratteristica non comune tra gli uccelli. Il "latte" è il prodotto della
degenerazione fisiologica delle pareti del gozzo. Si presenta come ed è utilizzato per
nutrire i nidiacei che lo ricevono direttamente nel becco mediante "l'imbeccata" nella loro
prima fase di vita, quando non sono ancora in grado di assimilare grani e semi.
Le differenze tra i sessi sono molto piccole, sono monogami e i cerimoniali del
corteggiamento, accoppiamento e costruzione del nido sono estremamente complessi,
maschio e femmina si alternano nella cova e collaborano nell'allevamento della prole.
Caratteri anatomo - fisiologici
Il colombo viaggiatore è stato creato, e successivamente selezionato, per ottenere veloci
prestazioni di rientro al proprio nido. Questo è il suo carattere primario ed essenziale,
qualsiasi altro elemento, anatomico o comportamentale, risulta quindi di secondaria
importanza. Per altre razze di colombi, specialmente per quelle ornamentali o da esposizione,
esistono precisi standard in fatto di taglia, colore ecc. che devono essere rigorosamente
rispettati; al colombo viaggiatore si chiede solo di essere veloce e di rientrare
prontamente nella propria colombaia una volta tornato.
In teoria, quindi, per il colombo viaggiatore non esistono veri e propri standard.
In effetti però la continua selezione diretta alla ricerca e al consolidamento nelle nuove
generazioni delle caratteristiche proprie del buon volatore, hanno portato una notevole
uniformità morfologica tra i diversi stock di colombo viaggiatore, con modeste variazioni
di taglia a seconda che sia stata privilegiata una struttura più leggera e scattante o
una maggiore massa muscolare. Mentre permane una notevole variabilità per quanto riguarda
il mantello, che presenta numerose variazioni di colore e sfumature.
Lo scheletro del colombo viaggiatore rappresenta poco più del 4% del suo peso complessivo.
La sua estrema leggerezza, così come quella dello scheletro degli uccelli in genere, deriva
dalla presenza dei sacchi aerei, sorta di espansioni direttamente collegate con i polmoni,
che si trovano, oltre che all'interno di alcune delle ossa, anche all'interno dei visceri e
del torace. I sacchi aerei, oltre a rendere lo scheletro e la struttura del colombo nel suo
complesso più leggera, aumentano notevolmente l'efficienza respiratoria (nella fase di volo
il colombo presenta una frequenza inspirazione - espirazione di circa 450 atti al minuto)
aiutando a sostenere l'elevato tasso metabolico.
In connessione con l'attitudine al volo, lo sterno si presenta profondamente carenato,
percorso da una rilevatura ossea mediana sulla quale si inseriscono i potenti muscoli del volo.
I muscoli pettorali nel colombo viaggiatore sono notevolmente sviluppati, da soli infatti
costituiscono circa il 20% dell'intero peso corporeo e la loro funzione è quella di
distendere più o meno l'ala durante la sua traslazione dal basso in alto.
Lo sviluppo e la potenza di tali muscoli sono di fondamentale importanzaper un "atleta"
che arriva a percorrere fino a 800 Km in 12 - 13 ore di volo.
Anatomia Esterna
Nel colombo viaggiatore la testa è convessa, più o meno rotonda od appiattita superiormente.
Il profilo può salire bruscamente come nel colombo selvatico, generalmente però forma una
linea continua a debole pendenza.
Alla base del becco si trovano le cere, che marcano le narici; in alcuni esemplari si
presentano vistosamente carnucolate; alcuni colombofili sostengono che la presenza di cere
piccole e lisce siano uno dei caratteri distintivi di un colombo con spiccate doti di
fondista. Il becco, generalmente nero, può essere più o meno lungo o massiccio.
L'occhio grande ed espressivo è sicuramente il tratto che maggiormente affascina nel
colombo viaggiatore; la colorazione dell'iride intorno alla pupilla, sempre nerissima,
può variare all'infinito dai toni nerastri o marroni fino al bianco, passando attraverso
tutti i toni intermedi. In merito alla conformazione e alla colorazione del così detto
"cerchio di correlazione" è sorta intorno al XVI secolo ad opera dell'arabo Abul Fazi
quella che è stata definita la "Teoria dell'occhio". In base a tale teoria dalla forma e
dalla colorazione del "cerchio di correlazione" sarebbe possibile definire le qualità di
viaggiatore o di riproduttore di un determinato soggetto. Tale teoria, anche se sembra non
avere effettivi fondamenti scientifici, ha riscosso - e in parte riscuote tuttora -
ampi consensi tra gli addetti ai lavori.
Intorno all'occhio troviamo una zona di pelle priva di piume; biancastra anch'essa, può
presentarsi fortemente carnucolata come le cere o più o meno sviluppata.
Le penne sono elementi di derivazione epidermica e si presentano sotto varia forma;
se ne distinguono quattro tipi:
- Filopiume sono filamentose, simili a capelli; sono distribuite un po' dappertutto e
abbondano specialmente sul codione.
- Semipiume crescono specialmente sui fianchi del colombo, le barbe restano separate le
une dalle altre e formano una sorta di piumino da cipria, contengono un'elevata quantità
di polvere cerosa con spiccate caratteristiche idrorepellenti.
- Piume costituiscono un completo e profondo rivestimento, di fondamentale importanza
per il mantenimento della temperatura corporea. Sono dotate di un corto scapo ed un
abbondante ciuffo di barbe che restano divise.
- Penne di contorno sono quelle che delimitano la silhouette dell'animale e ne definiscono
l'aspetto generale. Sono costituite da elementi con un grosso scapo o rachide con
barbe e barbule strettamente unite. Di particolare rilevanza per il volo sono quelle
dell'ala (remiganti) e della coda (timoniere). Le remiganti, distinte in primarie,
secondarie, terziarie costituiscono la base della propulsione e del sostegno in aria
del colombo. Le remiganti primarie, più lunghe, (normalmente 10, eccezionalmente 11)
poste sul lato più esterno dell'ala sono quelle che nel volo esercitano lo sforzo di
spinta maggiore; le remiganti secondarie, più corte, sono poste subito dopo e hanno
principalmente una funzione di portanza cioè di sostenere il colombo durante il volo;
le remiganti terziarie, dette anche copritrici, hanno la funzione di completare
l'impiumamento dell'ala. Le timoniere sono un complesso di 12 penne inserite a
raggiera su un cuscinetto carnoso che sovrasta le ultime vertebre caudali.
La loro funzione è quella di dirigere il volo e di costituire, allargate a ventaglio,
un'ampia base portante che aiuta il colombo nelle fasi di involo e di atterraggio.
Le penne racchiudono nella loro matrice granuli di sostanze coloranti - ceduti dalle
cellule - detti cromatofori; costituiscono così la base della colorazione del mantello.
La colorazione del mantello costituisce uno degli elementi maggiormente variabili del
colombo viaggiatore. Da un punto di vista filogenetico la colorazione primitiva sarebbe
quella bigia, cioè il mantello grigio lavagna con due barre nere alari che si ritrova
costante e uniforme nelle popolazioni di colombo selvatico. Altro mantello che da alcuni
è considerato primitivo è lo "scagliolo" o "trigano" nel quale le ali , a fondo nero o
comunque scuro, si presentano punteggiate da triangolature irregolari di colore più chiaro.
Da tali mantelli primitivi, per mutazione o per incroci sono derivate sia le variazioni del
trigano, da scuro a chiaro con tutte le gradazioni possibili, che le mutazioni estreme che
portano al bianco o al nero puri. Mantelli ricorrenti sono anche lo "zarzano" caratterizzato
da una colorazione bianca più o meno densamente screziata di nero e il "monaro" che
costituisce una variazione in rosso del trigano con analoghe variabili cromatiche fino al
rosso mattone con remiganti primarie e timoniere beige.
Nei vari mantelli possono inoltre presentarsi soggetti con alcune remiganti o timoniere
bianche (in gergo "farfallati").
La colorazione del mantello non ha correlazione con i risultati sportivi; ottimi soggetti
sono presenti in tutte le variazioni cromatiche e gli allevatori tendono quindi a
privilegiare alcuni mantelli piuttosto che altri per questioni di "simpatia" (preferisco
i bigi perché...) o di "tradizione"( i miei più grandi campioni sono sempre stati
trigani....).
Ciclicamente intorno al mese di agosto il colombo adulto inizia la fase della muta che lo
porterà a cambiare nel giro di due, tre mesi tutte le penne. Nei giovani la muta inizia
invece dopo circa sei settimane dalla nascita. La durata della muta varia comunque da
soggetto a soggetto ed è influenzata da una serie di fattori diversi che vanno dalla
quantità di cibo, alla dieta, dall'essere o meno accoppiati.
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